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domenica 9 novembre 2008

Destinazione Paradiso: Spadrillas in da mist vs. Pierluigi Diaco, il fantasma di Giuliano Ferrara aleggia nella stanza

Finalmente qualcuno si è accorto di noi. Finalmente hanno riconosciuto i nostri meriti di agitatori culturali e ci hanno invitato a presenziare ad eventi che potrebbero garantirci fama e successo per i prossimi mesi (se non per i prossimi anni): sabato prossimo saremo ospiti a Scalo 76 per un'intervista a cura di Pierluigi Diaco, la sinistra che vince e convince nella buona e nella cattiva sorte. Il duro lavoro paga sempre, ed il raggiungimento di un traguardo del genere ne è la piena conferma. Sembra un sogno ma invece è la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità. Siamo commossi e ringraziamo chi ci ha sempre supportato e sostenuto.
Dunque, dopo Gianni Fantoni e Vasco Brondi, altri due ferraresi saranno ospiti della prestigiosa trasmissione di Raidue e faranno del loro meglio per tener testa alle insidiose domande del loro opinion leader Diaco. Speriamo almeno che in Rai si mangi bene (e gratis) e soprattutto che al bar sotto gli studi abbiano la Tassoni.



mercoledì 15 ottobre 2008

Ascelle di guerra

Il Direttore era stato categorico, come solo lui sa fare: “Se non mi tirate fuori una recensione-wrestling entro tre giorni, vi caccio a calci in culo dalla redazione e vi sostituisco con Marcenaro e Filippo Facci, che ora Luca Sofri scrive su quel foglio tecnicamente omicida chiamato L'Unità e non è più dei nostri”. La minaccia di un calcio in calcio in culo da Giuliano Ferrara sinceramente era troppo per noi Cantori dell'Apocalisse, e dunque abbiamo deciso che era ora di muovere le chiappe e scrivere qualcosa di decente.
Rimaneva solo da scegliere il soggetto, l'evento in grado di risvegliare i nostri istinti più biechi ed animaleschi. Giorni e giorni a pensare, notti intere ad aspettarti, ad aspettare te, dimmi come mai, ma chi sarai, per farmi stare qui, e poi è arrivata l'illuminazione, il colpo di genio. Dato che a Giuliano Ferrara piacciono tanto i Sex Pistols, perché non provare ad andare a sentire live da Zuni a Ferrara quella che appare a tutti quanti come la loro più credibile reincarnazione, ovvero Il Genio? Sono in due, sono di Lecce, suonano roba cool, piacciono a tutti e sono stati ospiti al programma di Simona Ventura: impossibile mancare. Ed allora noi abbiamo preso i nostri quattro stracci, siamo partiti e non siamo più tornati, fashion victims vittime degli eventi.
Folla delle grandi occasioni, gente che vedi a concerti del genere e poi mai più, gente al primo concerto, telefonini al vento ad immortalare l'occasione della vita, lo spirito di Carlo Pastore che aleggia in sala (e ai cessi). Non importa se tutte le canzoni sembravano uguali ed indistinguibili, se le basi usate erano le stesse basi midi di Hanno ucciso l'uomo ragno, se lui aveva la stessa voce di Jocelyn che presentava i Kraftwerk nel 1983, se sembrava quasi di sentire una band alle prime armi: l'importante era esserci, e documentare con cura e dedizione alla causa. E noi abbiamo vissuto ogni istante ed ogni gesto di chi ci circondava, ma avremmo potuto seguire il concerto stando chiusi in bagno a parlare di quanto invidiamo i capelli al nero di seppia di Marcello Veneziani, tanto sarebbe stato lo stesso. Un gruppo pietoso, indifendibile, ed il bello era che gli stessi loschi figuri accorsi solo per loro sono tutti progressivamente scappati fuori dal locale, probabilmente spaventati dal lugubre guano sonoro proposto dal duo leccese. Quel che è successo non ci fermerà, il crimine non vincerà, fuggi fuggi generale però quando Il Genio ha suonato la megahit Pop Porno tutti i fuggiaschi sono corsi dentro, per essere ancora una volta protagonisti del Grande Sogno e spedirlo via Mms agli amici che non sono venuti.

(Ill Bill)
Loschi individui al bancone del bar domenica scorsa da Zuni, a rimpinzarsi del riso coi cereali a banco il festival del fuorisede salentino (piaga che oramai Bologna ha trasmesso a Ferrara).
Ma Niente reggae e niente soundsystem e Lu Papa Ricky…how could the hell could be any worse mi chiedo io? Il Genio è la risposta: l’apoteosi della schifezza, la sintesi della disgrazia di una certo indie salottiero italiano che risulta più irritante di Marino Sinibaldi di Radio rai tre.
Prendete una bella fighina wettinata col caschetto nero che sospira je t’aime moi non plus ma in italiano e 40 anni dopo Jane Birkin ma sexy come Lea di Leo meets Fernando di Leo e che manco ci fa vedere le tette o ci fa ridere come Tying Tiffany e il tastierista dei già paraculissimi Costeau de noantri Studio Ninetto Davoli (myspace.com/studiodavoli) che ebbero la loro estate di gloria un par d’anni fa grazie alla longa manus di Carlo Pastore?
Ill Bill ha sentito per la prima volta la hit un paio d’ore prima di recarsi da Zuni domenica scorsa, sospirata da Simona Ventura che prima della pubblicità usa pop corno come stacchetto. C’è bisogno di aggiungere altro? Sì, che come una vera indie rock swindle situazionista i due geni del male hanno fatto suonato per due volte la loro hit.
Questo gli garantisce un posto sicuro nella nuova serie di Meteore, assieme a Tracy Spencer, Corona, Haddaway, Lisa Stansfield, Yazz, i Vernice, Young Mc, Rebel Mc, Sandy Balestra.
Non mangeranno il panettone, ma come diceva il socio A.S intanto noi siamo quelli che se li sono andati a vedere e siamo noi quelli che la mattina dopo si dovevano svegliare alle 7 per andare a lavorare. Lo spirito della donna, il sogno e grande incubo, grazie al Genio, rivive e ci fa rivalutare l’ultimo apporto alla causa 883 di Mauro Repetto (aveva ragione Zingales, come al solito) e di Paola e Chiara.
Come direbbe Jane Birkin, genial.

martedì 7 ottobre 2008

La fiera delle banalità

Un Luca Sofri in uno stato di forma stellare ha moderato un fantasmagorico dibattito su come gli uomini italiani sono (o sarebbero) visti dalle donne straniere, una roba potenzialmente devastante che, per tono ed andamento, si è rivelata ben peggio del previsto.Già il fatto di chiamare una tavola rotonda “Cocco di mamma” non è il massimo della vita, ma farla moderare a Luca Sofri (un fuoriclasse che meriterebbe di calcare ben altri campi, ma scrive sul Foglio e sulla rubrica di costume della Gazzetta dello Sport pur non avendone colpa) fino a farla diventare una collezione di luoghi comuni triti e ritriti riguardanti l'uomo italiano ed il suo mondo è un'impresa che merita di essere ricordata a lungo e tramandata ai posteri. Però alla fine ho imparato molto anche se ero circondato da leccesi, ed è questo ciò che conta veramente.Ho appreso, ad esempio, che l'uomo italiano è implicitamente razzista con le donne straniere, le guarda con occhi diversi rispetto alle donne italiane, ma nello stesso tempo ne è incuriosito. Talmente incuriosito che si interessa alla loro nazione di provenienza, non sa dove sia, la scambia per un'altra nazione più famosa (ad esempio confonde Taiwan con la Thailandia), va giù di luoghi comuni talmente comuni da rendere il discorso un tantino surreale, gli stessi luoghi comuni che vanno propagandando in giro per il mondo che l'uomo italiano è ignorante di default.Un'altra importante novità è stata il sentirmi raccontare che gli uomini italiani pensano che le donne olandesi siano tutte prive di tabù e dunque quando si trovano ad approcciare con loro agiscano di conseguenza, dando sfogo a tutte le loro pulsioni di tipo sessual-narrativo. Non ci credo, non può essere vero, ma lo prendo come un dato di fatto perché ho visto che Luca Sofri annuiva e quindi deve essere per forza vero. Pur essendo un credulone, l'italiano vero -quello con la chitarra in mano come diceva il sommo poeta Toto Cutugno – è un grande gentiluomo, galante, altruista, pronto a donare tutto se stesso alla sua partner, facendola sentire davvero una donna fino al momento in cui entra in campo la mamma, ed allora non c'è santo che tenga. La mamma è sempre la mamma, ogni scarrafone è bello a mamma sua, ed allora ogni uomo italiano che si rispetti non fa nulla in casa e quando la mamma chiama lui risponde “presente!” e non capisce più nulla, anche mentre è in situazioni piuttosto piccanti con la propria lei. È un mammone, è un bamboccione come diceva il buon Tommaso Padoa Schioppa oppressore dell'Italia che lavora e che produce, la stessa Italia che ha nel Foglio il suo organo di stampa del cuore. Tutto molto interessante, dunque.E mentre si diceva tutto questo, mentre si discorreva del più e del meno, è venuto fuori uno scoop di quelli che possono cambiare il corso di un'esistenza: Luca Sofri ha intenzione di scrivere una sceneggiatura di un film, ma non una sceneggiatura qualunque, una sceneggiatura che utilizzi come battuta/gag chiave la frase “Ho un ottimo rapporto con mia suocera: è morta”. Il mammismo è un problema urgentissimo, ed allora perché non sostenere il buon Sofri Jr. in questa grande impresa e comprare almeno una volta alla settimana Il Foglio, quotidiano di resistenza umana? Io ho già iniziato a farlo, e la prima copia sta già viaggiando l'Italia in treno, libera come una farfalla che volteggia su un prato in primavera. Un giornale di sole quattro pagine grondanti di fondi pubblici, che è stampato su carta vetrata e che ha nel pezzo di chiusura a cura di Maurizio Milani l'unico guizzo di classe e decenza non merita altro che una sorte del genere.

domenica 31 agosto 2008

BARRY WHITE SAVED MY LIFE

L'esperienza Ponte Days Festival è stata un'esperienza elettrizzante.
Io c'ero (forse nelle vesti di giurato, forse nelle vesti di musicista, forse nelle vesti di semplice spettatore o magari nelle vesti di inviato di Spadrillas in da mist, chi lo sa?) e mi sono divertito parecchio.
Ho visto bei gruppi nonché personaggi notevoli (un fantastico Barry White del metal spiccava su tutti, ma anche Dave Grohl meets il Grigno non scherzava proprio), ho mangiato ottima piadina ed ottimi panini, ho visto gags notevoli (da leggenda vedere le facce della gente che ascoltava i dibattiti nell'adiacente stand) ed episodi spiacevoli (qualcuno si è recato sotto il palco lamentandosi apertamente del rumore con chi si stava ribadendo, ma il risultato è stato un meritato pernacchio).
In finale c'erano Ophiura, Margaret Lee, Cocaine Cowboys, Sniperwolf e come nei film a lieto fine hanno vinto i nostri eroi, gli epic metallers Ophiura Disco Pax. Hanno rispettato i pronostici della vigilia (ma anche delle ore immediatamente precedenti alla finale) ed hanno vinto nettamente, con percentuali bulgare ed inequivocabili. Il verdetto è stato talmente chiaro e limpido che (a quanto si apprende dal loro MySpace) i membri del gruppo stanno ancora festeggiando:
“No words for that!! Yes, we won this contest, and we are proud of it!! We want to say "Thank you!!" and dedicate it to our fans(especially Mari,Chiara,le due Sara),to Raydal(for us you always remain Swim!! ;D) and.... Big Leo, from the deep of our hearts, THANK YOU FOR WHAT YOU DO FOR US AND WITH US!!! Hey everyone, keep on staying Ophiura!!”

Bene, bravi, bis. Un grazie agli Ophiura dunque, ed un grazie anche all'epic metal, un genere troppo ingiustamente bistrattato ma che sa sempre regalare soddisfazioni a chi lo sa capire veramente. Ecco, noi qui non riusciamo ancora a capirlo, ma da domani l'heavy metal più classico e conservatore potrebbe diventare la nuova fonte d'ispirazione principale della redazione di Spadrillas in da mist. Ne verrebbero fuori gags leggendarie, ne sono convinto.

Ma mi sa tanto che non lo diventerà. Perché? Il perché lo dice Noel Gallagher, chitarrista degli Oasis nonché personaggio-decisamente-ributtante-ma-sempre-molto-acuto: “Nobody can like any kind of music. I fucking hate jazz. Do you know what jazz is to me? Jazz is four people onstage having a better time than the 400 people in the audience. Don't get me started on classical music. Don't get me started on heavy metal... “. La tecnica fine a se stessa non è nulla, la potenza è nulla senza il controllo. Contano solo le emozioni.
Chi si prende troppo sul serio è finito.

domenica 20 luglio 2008

DEDICATO A TUTTI GLI AMANTI DELLA COMMEDIA SEXY ALL'ITALIANA

Leone di Lernia è uno dei maggiori esponenti della controcultura italiana. Da orma dieci anni intrattiene, direttamente dal balcone dello Zoo di 105, la meglio gioventù italica a suon di rutti, flatulenze, improperi, scherzacci telefonici ed altri sfoggi di grandeur assortiti. Un autentico maestro di vita per centinaia di migliaia di persone, un uomo di gran classe che tutto il mondo ci invidia e che oltretutto non è soltanto un fine intellettuale, ma è anche un grande cantante. Un cantante di protesta, per l'esattezza. Contro il sistema a prescindere, qualunque sia il colore e la natura dello stesso.
Leone d'oro - Il peggio di Leone di Lernia è una raccolta di cover parodistiche di superclassici dance più o meno risalenti ai tardi ottanta/prima metà anni novanta, brani che sono autentiche gemme che negli anni il leggendario Leone ha pensato di dare in pasto al proprio affezionato pubblico. Roba pericolosa, dunque, ma soprattutto roba con la quale è molto facile far brutta figura se non si è avvezzi ad un certo tipo di discorso, però il sempreverde Leone sa il fatto suo e vince la sfida, perché Leone vince sempre. Per la precisione, Leone vince a prescindere perché è un uomo per tutte le stagioni, un uomo dotato dell'arroganza e della sicurezza nei propri mezzi che solo i Grandi possono avere.
È infatti un rutilante Leone di Lernia quello che per circa cinquanta minuti declama le proprie delicatissime poesie su basi che non sono altro che dei maestosi tarocchi delle quelle utilizzate nei brani originali. I diritti d'autore si pagano salati e dunque bisogna arrangiarsi, ma l'immenso Leone vince senza sforzo apparente anche questa sfida. Leone d'oro è un disco che più che un disco è una vera prova di forza, nel senso che fatichi ad arrivare alla fine ma se ci riesci la piena e totale soddisfazione è assicurata. Che chi dice che è tutto troppo trash, io dico che capolavori come (pesco a caso dalla tracklist del disco, tanto il livello è sempre altissimo) Ti si mangiate la banana, Chill ca soffr, Magnando e Lalalì lalalà - Pesce fritto e baccalà per capacità formativa e potenziale educativo dovrebbero essere insegnati ai bambini fin dalla prima elementare (ma coi tempi che corrono mi aspetto che prima o poi una cosa del genere venga fatta sul serio).
Sulla base di tutto questo oserei dire che Leone di Lernia è il Lester Bangs italiano. Ma non lo dico, perché non voglio rischiare una querela da parte degli editori di 105, ma soprattutto da parte di Ringo, il vero deus ex-machina dell'emittente milanese nonché esponente di punta della corrente conservative punk italiana. Il pericolo è il mio mestiere, ma quando è troppo è troppo. Mi limito a dire solo che è un grande intellettuale che con poche frasi profonde messe insieme senza un apparente senso logico riesce sempre ad insegnare tanto al resto dell'umanità. Campione del Mondo.