



Molto meglio il finanziamento pubblico ai giornali. È uno sperpero assolutamente sublime. Anzi, è molto meglio prendere parte del finanziamento pubblico che spetterebbe ad Il Foglio ed utilizzarlo per andare a cena fuori durante le vacanze natalizie.
Noi abbiamo scelto da che parte stare ed abbiamo fatto così, e ne andiamo fieri. Una bella cena di redazione in data 30 dicembre, botti di fine anno assieme a tutto lo staff del blog nella Trattoria in Viale Po 13/17, paga lo Stato Italiano. Una cena rigorosamente vegan, e c'erano il Direttore, Giampiero Mughini, Pietrangelo Buttafuoco, Maurizio Mosca (che a fine serata era ubriaco fradicio pur non avendo bevuto nulla ed è stato visto disegnare un membro virile sul cartellone elettorale di Giorgio Dragotto sito nel parcheggio adiacente al ristorante, ho il tragico sospetto che Maurizio fumi merda), Mario Scaramella, l'Agente Betulla, Vittorio Feltri (che ha ritirato la querela perché che ha pubblicamente ammesso che ciò che avevamo detto era vero – anzi, ha urlato ai quattro venti che sono ventidue anni che lo fa e che si sa, si sa come vanno queste cose qua, lui sa tutto alla perfezione) ed il nuovo acquisto Pierluigi Diaco, la sinistra gggiovane che piace tanto alla destra clerico-reazionaria e che perciò ha sempre la massima visibilità. Storie di vecchi agitatori culturali completano il quadro, ma questo è un altro discorso che approfondiremo in futuro qualora ne avessimo voglia.
Ed abbiamo mangiato tantissimo, roba da dover aggiungere un buco alla cintura, e siamo rimasti talmente soddisfatti che contiamo di tornarci al più presto - sempre a spese dello Stato, si intende.
Antipasto, primo, secondo, dolce: 20 euro a testa ben spesi, 20 euro che potevano finire a chi ne aveva più bisogno, ma in quel frangente ne avevamo bisogno noi, dunque sono stati spesi da noi alla faccia di chi ne ha più bisogno.
(Ill Bill Laimbeer takes the m/f stand)
Alla faccia vostra contribuenti, che fra poco se a voi tolgono il blog perchè dovete avere il tesserino noi invece abbiamo il culo parato grazie al resto della redazione, perchè noi abbiamo scelto da che parte stare.
E visto che Ferrara è città chiave per Daria e Giuliano quale posto migliore della Trattoria in Viale Po? Giusto per prenderci gioco del direttore e di Daria, che se non c'è la carne non ne vogliono sapere siamo andati all'unico ristorante vegano della città, con buona pace di Salamine da Sugo, cappelletti e carnazza varia. E abbiamo svelato l'arcano solo a cena finita e a conto pagato, mentre Maurizio si dava al vandalismo militante disegnando virili attributi in faccia a Giorgio Dragotto.
Le danze si sono aperte con una crema di finocchi con semi di girasole tostati, che Feltri si è messo nella pipa dopo aver trangugiato come un alcolista allo stato terminale su un cartone di Tavernello.
Il Tofu in carpione con carote e daikon gratugiati al limone e cavolo romano alla senape (vedi foto ANSA) ha fatto andare Daria in estasi priapica.
Il cavolo romano poi ha messo d'accordo tutti, nella migliore tradizione dei giornalisti ghetto chic delle redazioni capitoline di una certa sinistra sempre lì a chiedere dei soldi tramite sottoscrizione per sopravivvere. Che alla fine è a tavola che si aggiusta tutto eh, per niente al momento del conto abbiam detto "si paga alla romana" che vuol dir che pagate voi contribuenti, è tutto un magna magna...tranquilli amici del Manifesto, che finchè giornalisti come noi avranno una faccia Giulianone avrà un posto su cui sedersi, e noi il nostro posto di lavoro. C'è posto anche per voi a tavola quando il Manifesto chiuderà, famo a capisse!
La rosticciata vegana (spacciata a Daria e al direttore come rosticciata di sesso e carnazza), cavolo nero saltato al limone e finocchi alla crema di sesamo accompagnata da miglio e zucca (foto Ansa-Bob Gucione) ha funto da afrodisiaco e lanciato la serata Lester gang bangs dance nell'oramai noto attico di Daria in Piazza Ariostea, pareva di essere sul set di Caligola, il film maledetto del maestro Tinto. Personalmente il cavolo nero saltato al limone mi ha mandato in visibilio.
Torta di carote e mandorle assolutamente senza derivati animali per finire, ma ce la siam mangiata solo io e Accento Svedese perchè gli altri della redazione eran fuori a esplodere i raudi e i magnum dentro le bottiglie di vetro per colpire ignari passanti sulla Via Modena.
Il direttore, scoperto l'inganno delle due simpatiche canaglie della redazione invece che incazzarsi e minacciarci come al solito di cacciarci a calci in culo (o peggio ancora mandarci a rivitalizzare il lontano parente del giornale di partito dove lui ha iniziato a muovere i primi passi anni fa) ha deciso, visti gli effetti afrodisiaci sul morale della redazione ha deciso di ordinare, anzichè i liquori, Liguori.Oramai ubriaco, su richiesta di Daria Giulianone ha chiamato Selma, che ora lavora qui proponendole di fare una versione 2.0 di Lezioni D'amore.
Sarebbe andato tutto in porto se Buttafuoco, fedele al suo nome, non avesse deciso di fare come il sottoscritto nel 1993 davanti ai cassonetti della Coop a Copparo, incendiando i cassonetti con il più classico dei Magnum costringendo così l'allegra brigata redazionale alla fuga.
Insomma, la cena vegan ci ha fatto tornare giovani vandali dediti a condotte promiscue e gozzovigli, quale miglior modo di iniziar l'anno se non quello di tornare amabili puttanieri come quando c'erano Bettino e Cirino Pomicino ad animare le serate a MonteCicorio? Lunga vita alla Trattoria, ci torneremo sicuramente sotto elezioni.