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sabato 18 settembre 2010

LA CHIAVE DEL VIC20

















Dopo una lunga pausa estiva siamo tornati, e non ce n'è per nessuno. E siamo tornati con una grossa novità, che cambierà le sorti del mondo musicale italiano (ma soprattutto del nostro conto in banca, il che non è male): il format del nostro programma Cantando Ballando è stato acquistato dalla Rai, che ha deciso di adoperarlo per il prossimo Festival di Sanremo. E dunque, il Festival della Canzone Italiana sarà organizzato sulla falsariga di Cantando Ballando (con ospiti in studio vivi e morti, filmati a caso, playback agghiaccianti, lingue felpate, miraggi) e sarà condotto niente popò di meno che dal grande Gianni Morandi (accostare Gianni Morandi ad una locuzione come “niente popò di meno” è assai pericoloso, ma questo è ciò che passa il convento e mi accontento). Una grande vittoria per il team di Spadrillas In Da Mist, che ha sempre creduto in quel programma e si è sempre impegnato al massimo per promuoverlo. Il fatto che la Rai usi il nostro format per il Festival di Sanremo e scelga un conduttore del calibro di Gianni Morandi ci rende davvero orgogliosi e ci fa capire che alla fin fine chi la dura la vince, a dispetto dei maligni e dei superbi.

Ed abbiamo festeggiato a dovere domenica 12 settembre allo Zuni Club di Ferrara, in occasione del concerto in cui i Uochi Toki presentavano in anteprima esclusiva il loro nuovo disco “Dammi tre parole: Sole Cuore Amore” (non ricordo il titolo esatto, facciamo che è questo e non se ne parli più). C'erano tutti, e tutti erano entusiasti per noi ma soprattutto per il nuovo disco del duo hip-hop italo-milanese, un progetto che anno dopo anno, disco dopo disco, from disco to disco, sale sale e non fa male è riuscito a far parlare di sé e a ritagliarsi uno spazio nel firmamento musicale indipendente italiano. C'era pure Gianni Morandi (che - mentre tutti si divertivano, mangiavano sano ed ascoltavano il concerto - ha smaltito i chili di troppo accumulati durante l'estate nuotando a rana in loop in un canale di scolo generatosi per la rottura delle fognature poste di fronte allo Zuni Club) che, intervistato da noi riguardo ai Uochi Toki (qualcosadi tecnico nel report sul concerto dovremo pur metterlo), ci ha detto:

“Innanzitutto i Uochi Toki hanno un live che spacca, dal primo all’ultimo secondo. Enorme presenza scenica, che danno la merda a qualsiasi altro gruppetto del cazzo sulla copertina di NME o di un Jovanotti qualsiasi.
In 2 hanno la potenza di 20 persone.
E musicalmente parlando, io ci sento Orchestra Bagutti, Boards of Canada, Rino Gaetano Sheerea, Mino Pecorecci, The Knife, Mike D'Antona, Roland Ratzenberger, Klaus Davi, metadone e Kraftwerk. che per me sono tutti dei geni.
Sì, i Uochi Toki son l’Hype, con la H maiuscola, ma non sono nè i Ting Tings commerciali, nè i Justice da pura disco impasticcata.
scommettere per credere.
E a dire la verità i Uochi Toki girano già qualche annetto, e la gente ancora se li caga…

“Dito Mano Piede Unghia Unz Unz” è un bel disco. uno dei migliori finora usciti nel 2010, e chi mi conosce lo sa. Non dire gatto se non ce l'hai nel sacco perchè quello che producono non lo trovo per niente ruffiano, ma assolutamente accattivante.”

Poi il Gianni Nazionale ha proseguito la nuotata, e sembrava molto contento.

E dunque, cosa aspettarsi da un disco nuovo dei Uochi Toki? Cosa aspettarsi da un live di presentazione in anteprima esclusiva Nazionale Senza Filtro (nel senso del film degli Articolo 31 ma anche delle sigarette, tanto per essere nel nostro piccolo veltroniani)?

Il ritorno con il botto o il definitivo passo falso?

Questa è la domanda che tutti si chiedono sul nuovo arrivo in casa Uochi Toki. Uscito involontariamente in anticipo (ah la pirateria! ah la tauromachia), l'album suona come un qualcosa che non te l'aspetti. Nu-metal? beh, già con "Disco Orario Cose Mai Viste" si poteva pensare che si erano discostati dal loro genere "primordiale", ma questo "Lu Sole Lu Mare Lu Divertimentu" lo rinchiude addirittura in un cassetto e ne butta via la chiave. La Chiave il film di Tinto Brass che a dodici anni ti sembrava una gran cosa salvo poi rivelarsi una cazzata nel momento esatto in cui i tuoi genitori ti compravano lo scooter al tuo quattordicesimo compleanno.

E nel cassetto ci sono anche le chitarre accordate in DADGBe, la voce dave-growl e tutto ciò che li ha resi famosi, per dar spazio a tastiere, sintetizzatori e drum machine. Un concept album dai temi impegnati, elettronico e ricco di interludi (almeno 6 cammuffati come tracce)(scritto proprio così, “cammuffati” - perché noi di Spadrillas valorizziamo l'italiano anche quando copiamo le recensioni),ma che riprende anche il cantato rap di Napo (un po' accantonato in Domenica Lunatica). Impegnativo e rischioso, ma allo stesso tempo innovativo: la "Zooropa" dei Uochi Toki, che come gli U2 negli anni 90 (permettetemi il paragone) provano a sperimentare infischiandosene dei successi del passato, del presente e del futuro..

L'album si apre con un doppio interludio che fanno da titoli di testa del "film" che ci attende e subito l'emozionante "Olive verdi fritte all'ascolana alla fermata del treno" in cui le voci di Shimano (una delle special guest dell'album è Mr. Davide Shimano, ossia l'uomo che sta dietro ai cambi delle mountain bike anni ottanta-novanta e ai mulinelli delle canne da pesca – praticamente un eroe dei nostri tempi) e Napo si intrecciano su un tappeto di piano e chitarra con un coinvolgente assolo finale. In "When They Come For Me, The Want Menarmi (Ed Io Corro Forte)" e "Wretched And Queen Are The Same Band, Aren't They?" torna Napo a rappare (in stile Bomfunk MC, direi) mentre il piano di "È sempre bello far piangere un indie" ti fa sbattere le mani a tempo di musica nell'attesa (forse vana) che Gianni Morandi esploda per l'enorme sforzo di nuotare nel guano per tipo tre ore.

La dolce "This Is The End (E Non è Una Cover dei Doors ma dei dARI. Non è la Rai)" fa da intermezzo per “Blackout” in cui Napo prima rappa eppoi urla nel ritornello. La canzone nu-metal dell'album? No, il sound è dannatamente elettronico e new-wawe (scritto proprio “new wawe”, perché noi di Spadrillas quando copiamo le recensioni prendiamo quelle scritte da esperti) che ne fanno l'esperimento forse più riuscito dell'album, trainante e allegro. Allegro ma non troppo, con brio. Sergio Brio, lo stopper della Juve anni ottanta che portava la maglia a maniche corte anche quando la Juve giocava sotto la neve e tutti gli altri avevano i guanti ed il berretto.

"Iridescent" sembra esser uscita invece da un album dei Coldplay o dei Muse, mentre "The Catalyst" (la hit che ha fatto storcere il naso a parecchi fan per sound quasi da discoteca) s'impone come il momento della battaglia finale prima dei titoli di coda che appaiono con l'acoustic ballad "MSN Messenger Is The New Shit".

L'album, influenzato dalle esperienze I Forti di Forte Coraggio e To The Ansaphone dei due leader, tuttavia pecca di durata (solo 47 minuti) ed è potrà essere considerato un po' troppo ambizioso. Non abbiamo davanti "Dark Side Of The Moon", ma sempre qualcosa di interessante da ascoltare. Un album Alternative-pop, che in sostanza permette di capire che l'unica, vera influenza musicale dei Uochi Toki (nonché loro palestra di vita) è stata il videogioco Toki, e dunque i Uochi Toki si chiamano così in onore di quel videogioco anni ottanta-novanta.

Io a Toki ho speso un sacco di soldi, però colui che mi batteva nel ostico campo minato dello sperpero di denaro è un mio amico che rubava i soldi dalla pensione alla nonna poi se li spendeva tutti lì, giocando a Toki. Ed il bello che ad undici anni cambiava cinquantamila lire in monete da cinquecento ed il barista non gli diceva nulla (tra l'altro, il mio amico inseriva tipo ventimila lire in pezzi da cinquecento ed inseriva questa mole di denaro tutta prima di giocare per poter continuare le partite senza doversi nemmeno fermare... una volta arrivò a metterle tutte le cinquantamila, ma guarda caso proprio in quell'occasione andò via la luce ed il barista non gli restituì nulla minacciando di andarlo a dire ai genitori. Due campioni entrambi, sia il mio amico che il barista...), ed ovviamente crescendo è diventato uguale alla scimmia protagonista del gioco (più o meno come i cani che col tempo diventano esteticamente uguali ai propri padroni). E dal vivo i Uochi Toki sono pure meglio che su disco o su videogioco.


(Ill Bill Laimbeer straight outta Sant’anna)

Avrei voluto stupirvi con effetti speciali tipo la rappresentazione grafica di un Teomondo Scrofalo straight outta Via Della Scrofa, Via Gradoli, Via Delle Botteghe Oscure ma dopo aver saltato il canale di scolo dove GGAnni nuotava come un coccodrillo di Pitfall quello del ristorante salentino di fianco se la è presa col primo che passava, anche perché sono uso sempre insultare i fuorisede, Nichi Ventola, Il sud SoundSystem, Edoardo Winspeare, le fighe con le etnies e i baggy panties. E’ capitato così che il tipo è uscito mentre minacciavo di tirare un pasticciotto pieno di merda per distrarre Gianni e poter entrare da Zuni, si è risentito e mi ha fatto aggredire dall’intero pulmann ferrarese “Vota Nichi alle primarie”, che mi ha mandato all’ospedale. All’Ospedale però ho scoperto che su mie pressione son tornati i film di Gloria Guida al posto dei giochi truffa, quindi è una vittoria. Mentre ascoltavo i Uochi Toki pensavo a Toki il fratello di Ken Shiro Wiwa e alla fine è chiaro che è Gesù Cristo. Gli Uochi Toki suonano come quando ti fanno le mosse della scuola di Nanto, specialmente nella persona di Ray quello coi capelli azzurri. Secondo me sono di Alessandria gli Uochi Toki, e si sente. Suoano come la scuola di Nanto, Nando Martelloni, Mc Hammer periodo “Addams Groove”, Gaetano Piorrea insultato dalla curva Fiesole, Egon Von Fustenberg, Kato il motociclista e Necro e i Kraftwerk periodo autobahn meets Lou Reed in Metal Machine Music. Che si sa che Lou Reed si faceva cagare in pancia, e tutto torna. Insomma, sono un gruppo escatologico e escatologico gli uochi toki, vorrei scrivere escatologico ma word me lo corregge automaticamente. Il fatto che sono un gran gruppo è testimoniato dal fatto che mentre suonavano io stavo leggendo Blow Up e capivo, per la prima volta in vita mia, cosa c’era scritto sulle pagine di quella rivista. Che son gente di un certo livello si vede subito, perché hanno una canzone sulla tauromachia, basterebbe quello. E sicuramente hanno visto tutti i primi film di Tinto Brass. Sono la risposta bianca a Massimo Dalek, forse un po’ più intellettuali e un po’ meno necro negro Nekros (inteso come il gruppo punk), e piacciono alla gente che piacciono. E’ rap per bianchi come solo i Dente Di Lupo, Vacilla Ice (word continua a correggermi automaticamente le parole) e appunto Necro e i Neon Phixion hanno saputo fare. Ti riportano al periodo della tua gioventù quando andavi alla festa dell’unità a Copparo a giocare a Toki, Arkan oid, Joust e Super Don Quixote mentre quelli delle case popolari vicine al campo sportivo, se riuscivi a metter le duecento lire prima di loro nel coin-op ti facevano la gag di darti fuoco ai jeans all’altezza del perineo con il gas dell’accendino e usavano gli adesivi “L’Unità è il vostro giornale leggetelo diffondetelo sostenetelo” per attaccarvi un cartello dietro le spalle con su scritto SONO FINCHIO.

Anzi, dal vivo gli Uochi Toki sono pure meglio che la fiamma di un accendino bic svuotato sui tuoi jeans e settato on fire da uno che vive nelle case popolari. Praticamente sono meglio dei Pissed Jeans, vi faran cagare nelle braghe. E tutto torna nel mare magnum dove nuotva Gianni, nel canale di scolo e allo scolo, una malattia che scambierei volentieri perché non la ho mai avuta e so che Maurizio Milani invece sì.

Insomma: anche se non lo ho ascoltato Vantarsi, bere liquori e illudere la donna è un cd della madonna perché in amore la donna vuole tribolare e quando non capisce si innamora. Gli Uochi Toki son dei pirati e dei signor, professionisti dell’amor e dei gamma-idrossibutirrati. Sono gli eredi musicali di un wrestler tipo Richard Rood aka Ravishing Rick Rude praticamente. A buon intenditor vai a fare in culo.


Alcune immagini del concerto, in anteprima esclusiva Spadrillas In Da Mist:





domenica 14 marzo 2010

IT WAS JUST ONE OF THOSE DAYS: Solidarietà a tutte le discoteche che chiudono per colpa dei mali della società, e solidarietà a noi.










Ho visto dare il Sinatra per spacciato tante volte. Ma è quando viene messo all’angolo che il Sinatra riesce a uscire dalla corda e mettere a segno il colpo del ko. Non a caso ieri il direttore artistico del locale (uno dei nostri, tra l'altro) ha detto di esser talmente carico da sentirsi pronto a battere Carnera (che infatti è morto e sepolto da un bel pezzo, e dunque è facilissimo da battere). Il Sinatra sale sul ring elettorale (perché dietro la scandalosa sospensione di dieci giorni ci sta in realtà un chiaro intento politico, ossia far fare bella figura ad una sinistra alla frutta a Ferrara come nel resto d'Italia), ma in realtà più che la metafora pugilistica, qui dovremmo usare la figura retorica del ciclone. Il direttore artistico Maurizio Mosca ha preso atto del clima politico, dell’impossibilità di giungere a un accordo con il centrosinistra sul pasticciaccio delle pasticche e ha agito di conseguenza.


La politica non è fatta per i santi, non si può chiedere al direttore artistico di un locale di assistere inerme alla decimazione delle sue truppe sul campo della fattanza e addirittura porgere l’altra guancia. Questa situazione di scontro totale è stata creata, voluta e perseguita da un’opposizione che ha barattato la democrazia per un paio di timbri e scartoffie. Uno scenario da battaglia legale s’è trasformato in battaglia navale con le cannoniere (ma soprattutto le canne, meglio se di ganja) schierate. Fa sorridere il segretario del Pd Pier Luigi Bersani che chiede a Maurizio Mosca di smetterla con i ricorsi. Negare la democrazia sostanziale e «la piena rappresentanza» evocate dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha condotto dritti a un inasprimento del confronto politico. Ignorare i diritti del corpo elettorale (organo costituzionale dello Stato) di distruggersi il cervello come e quando vuole per privilegiare l’interesse di parte è stato un errore colossale che rischia di diventare un boomerang per il centrosinistra a Ferrara e non solo.

Già, troppi spritz per i nostri ragazzi, anche ragazze brave e studiose non riescono a concepire un fine settimana senza almeno una seratina a superalcolici. Però che male c'è? Che c'è di male? Vivono sopra le righe, questi ragazzi, e molti anche sopra le loro possibilità economiche. Così, si arrotonda la paghetta spacciando droga a basso prezzo, per poter essere uguali ai tanti figli e nipoti unici che, pur appartenendo a famiglie di reddito non alto, “incassano” molto poiché “foraggiati” contemporaneamente da genitori, nonni e zii.
Circolo vizioso, davvero, e troppa gente che ci lucra. E poi, la televisione, certa televisione, come si fa ad essere tutti sfrontati e “di successo” tanto quanto un partecipante del Grande Fratello senza almeno qualche sostanza in corpo?

La popolarità della polverina (nel senso della coca, non di Renata Polverini), subito dopo il caos provocato dalla chiusura del Sinatra, è aumentata di un paio di punti e il distacco in termini di riconoscibilità del candidato del centrodestra Georgy Casotto s’è praticamente annullato. Maurizio Mosca prima di cominciare una campagna elettorale che sarà tambureggiante, le ha davvero provate tutte per cercare di mettere ragionevole pezza a una situazione che rischiava di essere incontrollabile. Ha lavorato ai ricorsi in sede legale, ha collaborato lealmente con il Quirinale che a sua volta ha dimostrato tutta la sua saggezza istituzionale firmando un decreto che avrebbe potuto evitare questo clima da guerra nel Pacifico, ma non c'è stato verso perché il Pd ha sbattuto la porta. Pressato dall’Italia dei Valori, sotto scacco dipietrista, preoccupato di non farsi arare il terreno dal trattore di Tonino (anzi no, dal tank di Tonino), pronto a dire sì a qualsiasi proposta balzana venisse dal campo radicale, preso a sassate dal popolo viola (lo abbiamo tutti i giorni sotto le finestre di Palazzo Wedekind e vi risparmio, cari lettori, la profondità della loro visione politica), il partito che dovrebbe far sventolare la bandiera del riformismo, s’è trasformato in un ostaggio che sfila in una piazza che digrigna i denti perché sotto effetto di ecstasy e ketamina. Patetici sono i tentavi del Pd di prendere le distanze da Di Pietro. È troppo tardi. È già suonata la campana dell’ultimo round. Questo è lo scenario in cui si svolgerà d’ora in poi la campagna elettorale.


«Una bolgia» come ha detto un preoccupato Napolitano. Ma la proposta di abbassare i toni è diventata carta straccia quando il Pd ha scelto la carta bollata. Il Sinatra non aveva scelta, Spadrillas in da mist non ha scelta. C’era una sola strada possibile, perché un’altra l’avrebbe condotto in un vicolo cieco al termine del quale c’era un cartello con la scritta «sconfitta». Così Maurizio Mosca ha deciso, ancora una volta, di caricarsi sulle spalle il peso di una campagna elettorale a supervoltaggio e ad alta velocità. Cari lettori, allacciate le cinture. Ci caliamo una pasticca, attendiamo che ci salga, accendiamo la macchina, andiamo al seggio elettorale e votiamo tutti per Giorgio Cagotto, l'unico che può porre fine a questo clima da caccia alle streghe che ha portato alla chiusura del nostro locale del cuore.

(Ill Bill Laimbeer scende in campo e vi chiede una scelta di Campus alla mela verde)

Il cielo sopra Ferrara vomita pioggia, forse perché ha mangiato al Mc Drive’s anche lui. I balconi del Sinatra per le elezioni del 28 e 29 Marzo avrebbero vomitato gente e questo alla demo-plutocattocrazia italica, all’elitè senza potere non è andata bene, per cui hanno tentato di metterci i bastoni tra le ruote e due scudi di stagnola imboscata nel cruscotto della macchina nostra. Certo, al Sinatra c'è qualche ragazzo che vomita ubriaco di vodka in bagno. In uno degli ultimi locali vecchiascuola fra Copparo e Ferrara passando per la next stop Alberone c'è l'ormone teen che spinge i suoi aculei a palla e l'umidità della giornata uggiosa che si appiccica alle pareti: la miscela è potente come la rabbia mischiata all'entusiasmo. Tutto, se ci pensate, parte proprio dal cesso sui cui siedono Maurizio Gastone Moschin e Casotto, immortalati nel loro spot elettorale su Telestense mentre stanno sulla tazza del cesso come Guzzanti quando imitava Funari. Una cagata ispirata dalla lettura dei quotidiani, quanto mai perfetti come fonte di indifferenza, stimolo e puzzolente rassegnazione. Dal letame nascono i fior? Da quel cesso, la Rifokiazione consumista non ha lasciato nessun dettaglio al caso, al massimo al Kaos, la trasimissione culto della Ferrara by Night. Anche quello, però, è tutto studiato nei minimi particolari. Il colore dell'enorme telo con la gigantesca scritta "Stamo a’ rota come i clienti de Puccio er pusher più trucido de Amore Tossico" è nero. Le maschere da Vittorio Feltri, quelle ci sono ancora, nere pure quelle. I jeans e i DocMartins, neri anch'essi. I cappelli da capo' nazisti, ovviamente neri. Il nero snellisce, il nero affila. 23 dispari, il nero vince tutto e in due mosse è matta.L'immaginario del Sinatra è una catarsi del secolo corto: dai Tecnhotronic ai Cappella, dagli skinhead al National Party, da Morissey a Svastichella passando per Alfio Finetti . Un effetto domino in cui la parola "Destroy" viene cantata con la stessa rabbia con cui Finetti crepitava l'ugola sul finale di "Turnar a Cupar" (anno, non a caso: 1977).Insomma, l’armata delle Tenebre e delle Tecniche di Spadrillas supporta il Revisionismo inteso come possibilità post-contemporanea di recuperare simboli estetici dal passato per inserirli in un contesto contro ogni forma di potere nel nome del Sinatra.Una chiamata alle armi, insomma, di cui Alfio Finetti ma sotto ketamina è necessariamente comandante in capo come solo lui e Maurizio Mosca ai tempi della direzione di questa testata giornalistico sportiva poteva saper essere perché il parere e non essere è come il filare e non tessere, come diceva Romeo Anconetani. Si mormora di persone che, nella bolgia descritta da Napolitano, si siano guardate reciprocamente negli occhi per proporre un rmx fidget di tutte le frasi più famose di Trapattoni con Ein, Zwei Polizei come nostro inno elettorale. I tempi sono maturi, scendiamo in campo a due settimane dalle elezioni, tanto c’è ancora tempo a presentare le liste, sarà una primavera che molti malederianno, calda come l’autunno caldo e come solo le piade di Baglioni sanno essere dopo che son state messe a scaldare per la seconda volta perché la prima siam andati al grattacielo a sboccare e si è freddata.

Questo blog è cominciato come uno scherzo ma in un momento pre-elettorale nauseante e rassegnato, apriam una finestrella sul cesso di tutta un'altra faccia della Ferrara che conta e lasciamo passare un filo d'aria flatulente come manco le scureggae di Angelino Alfaro Vitali quando gli dava fuoco e stabiliva dei nuovi records.

Ich habe fertig, ma c’e n’est que un debut…

sabato 12 settembre 2009

Carlo Nesti, uno di noi.




Carlo Nesti scende di nuovo in campo. Un passato da militante di Lotta Continua, un presente ed un futuro da giornalista scomodo, che non ha paura ad esporsi e a dire ciò che pensa, un uomo che comunque la si veda è un gigante del pensiero moderno. Assistito dal direttore di Rockit Fiz Bottura, ha presentato “Il mio psicologo si chiama Gesù“ (Renato Curcio Editore, 2009): “un atto d’amore per l’Italia“. Per ricostruire attraverso la memoria il senso della collettività. Pronti, partenza, via!

Nel recente passato il noto psichiatra Alessandro Merluzzi® (bada bene, da non confondersi con l'altro noto psichiatra da marciapiede Alessandro Meluzzi, che sennò quest'ultimo si incazza e ci querela) aveva pubblicato un interessante saggio sul potere della Cristoterapia, cioè il potere lenitivo e di guarigione della fede in vostro Signore. Ora questo tema delicato e complesso, viene abbordato ed affrontato con delicatezza e straordinaria efficacia da un signor giornalista e giornalista signore come Carlo Nesti. Chi ha la fortuna di conoscerlo come noi di Spadrillas in da mist (che immodestamente ce ne riteniamo anche amici per la pelle, anzi amici per le palle) sa bene la sensibilità, l’onestà intellettuale, il vero cristianesimo dell’autore, intriso dello spirito di Don Diasco – From Disco to Blasco. Nesti nel suo saggio da leggere tutto di un fiato e da digerire tutto d'un peto dimostra che una vera fede non è patrimonio dei soli teologi, ma di tutti gli esseri di buona volontà. Il cristianesimo non è una filosofia, ma un incontro personale con Cristo che seduce, e che sa stupire sempre più. Al contenuto, eccellente, si aggiunga la forma boriosa ed agile di un Maestro come Nesti, il quale conferma che un giornalista sportivo può serenamente e con tranquillità occuparsi di temi delicati come la fede. Insomma, un altro piccolo capolavoro di Carlo Nesti che tutti dovrebbero prendere ad esempio. Anche negli ambienti giornalistici, sportivi e non, capendo quella fortuna abbiano in Nesti come compagno di viaggio (non si sa cosa voglia dire quest'ultima frase, sul pezzo di carta che ho trovato nel cestino della spazzatura c'era scritto proprio così e ed riporto fedelmente, perché sono un giornalista serio).

Lo scorso 4 settembre a Genova, in occasione delle festa Democratica, il giornalista torinese ha parlato del suo romanzo, scritto per uscire da un atteggiamento sociale sempre più tendente all’individualità e all’egoismo.

“Il mio psicologo si chiama Gesù” racconta attraverso gli occhi di quattro bambini, ognuno padre del successivo, le vicende di una famiglia milanese in alcuni momenti fondamentali per la storia italiana: l’estate del 1943, vissuta tra la speranza e la tragedia, tra gli ultimi giorni del fascismo e le deportazioni; la primavera del ‘63 e il fiorire dell’Italia con il boom economico, le automobili, le lavatrici, le televisioni, la scuola di massa e la corsa allo spazio. Poi si passa all‘autunno del 1980, anno delle stragi di Ustica e di Bologna, dell’orrore e della paura del terrorismo rosso e nero, ma anche del terremoto dell’Irpinia e della morte di John Lennon. Il libro si chiude con una proiezione futura nel 2025, con un’immagine dell’Italia dominata da un regime paternalistico e autoritario, che più che proibire invita all’individualismo, all’egoismo e alla dimenticanza della memoria storica. Tuttavia, sottolinea Nesti, ci sarà una luce di speranza finale: Gesù, il giovane metallaro che si narra abbia cambiato il mondo.

L’idea del libro, racconta il giornalista, nasce dopo mesi di letture delle pagine di Rockit e Solomacello, due siti internet in cui i ragazzi di tutta Italia si incontrano, discutono di musica ed organizzano festival metal ad alto tasso di ribellione. Gli studenti facevano domande ai reduci di festival musicali degli anni scorsi ed ognuno donava qualcosa all’altro, i testimoni la loro esperienza, i giovani la curiosità. Era un momento di unione e di incontro, alternativo al modello individualistico dominante. “Insieme all’Io ci siamo tutti Noi“, una collettività, con le stesse radici ed esperienze storiche comuni ed è solo con la cultura, l’armonia e la serenità che si potrà arginare lo sfaldamento della società attuale. La sinistra se non la smetterà di farsi queste seghe mentali perderà ad oltranza.

“Coltivare la memoria è un grande modo per preparare le generazioni future“ e superare l’idea di un facile egoismo sociale fondato sulla paura e sull’etica del diverso, che portano sempre di più verso la solitudine e la violenza. E per coltivare la memoria servono: Preghiera, Trasformazione, Presente, Missione, Talento, Pensieri, Distacco, Essere, Volontà, Transito, Autostima, Giudizio, Perdono, Necessario, Superfluo, Spirito, Morte, Paura, Amore, e alla fine c'è la sintesi, che non è altro che una parte delle righe già lette nelle pagine precedenti e che serve a ribadire il messaggio principale di quanto detto nei vari punti. Fine della corsa.


Maurizio Mosca, il nostro inviato a Genova, ha intervistato Carlo Nesti. Ne è venuto fuori un quadretto interessante, un altro grande colpo di Spadrillas in da mist che si conferma ultimo baluardo della libera informazione in Italia scegliendo di parlare di un libro troppo boicottato dalle tv di regime.


Maurizio Mosca: Che musica c'è nell'album di Dangermouse e Sparklehorse (se è inutile spiegarmelo perché scriverne e perché leggerci?)

Carlo Nesti: Sicuri che la musica sia la parte più importante di un progetto come Dark Night Of The Soul? Chi compra ancora una rivista cartacea si aspetta un approfondimento e una riflessione piuttosto che la descrizione di un disco che avrà già scaricato o una serie di "somiglia a". Se poi c'è ancora chi vota il partito de "le recensioni servono a questo" allora semplicemente non siamo d'accordo. Sono della Nazionale Under 21. E tifo per entrambe le formazioni torinesi, perché professionalmente mi conviene avere due squadre della mia città in Serie A.

M.M.: Come mai siamo così entusiasti della (eventuale) morte dell'oggetto fisico?

C.N.: Questa del giubilo è un'incomprensione frequente. Chi abbraccia la novità non è detto che sia per forze di cose felice della rimozione del passato, anzi. E' l'atto strenuo di lottare per la conservazione e la difesa di una situazione precedente (non necessariamente migliore) che sono difficili da condividere. Per possedere uno spazio tutto mio, finalmente senza dover dipendere da nessuno.

M.M.: Come è possibile che la figura di merda della recensione dei Death Cab for Cutie adesso sia diventata una cosa che ci rende fighi?

C.N.: Qui c'era della provocazione lo ammetto. Eppure il dibattito suscitato in rete da quella vicenda e il fatto di scontrarsi per prima così frontalmente con la modernità ha dato un sussulto di vita alla rivista. Piuttosto che elegante e ineffabile la preferisco affannosamente moderna e fortemente discussa, cazzona persino. Per me, il calcio, in particolare, è stato prima, da bambino, un "gioco", poi, da "adolescente", uno sport, e infine, da "adulto", una grande metafora della vita. Ogni problema, che dobbiamo affrontare, equivale a una partita, con i suoi momenti-chiave. Il gol segnato è il problema risolto. Il gol subito è il problema irrisolto. Il palo è l'occasione inseguita, e mancata di un soffio. Ma se, per l'atleta, l'obbiettivo massimo dell'insieme delle partite, lo scudetto, è raggiungibile in questa vita terrena, il cristiano sa che lo potrà ottenere solo nell'Aldilà.

M.M.: Perché la modernità è sempre e comunque migliore?

C.N.: Parlando di progressismo avrei paura di fare la figura del veltroniano e ciò mi spaventa. Mettiamola piuttosto sul piano della curiosità: volete sapere cosa c'è nel pacchetto? Dietro l'angolo? Leggete le previsioni del tempo? L'oroscopo? Anche quando sapete che sarà una settimana di merda? Io si, aiuta e rende la vita migliore. Io avrei scelto, ovviamente, Carlo Nesti, che ha la grande sfortuna di non lavorare a Roma, e non godere di certi vantaggi. Io credo, innanzitutto, guardando dentro me stesso. La coscienza, con la nostra capacità di capire ciò che è bene, e ciò che è male, ha qualcosa di divino, qualcosa che ci lega a una Entità superiore. Credo, guardando intorno a me, perché l’ordine delle cose, nell’universo, non può non far pensare ad una Mano superiore. Credo, perché Gesù è un personaggio che si è calato nella storia dell’uomo, è morto, ed è risorto per salvarci. Credo, perché ci sono spesso “segni”, come le apparizioni della Madonna, o le stimmate dei santi, che indicano l’esistenza di Dio.

M.M.: Perché non facciamo due conti e sottolineiamo che i tanto innovatori Radiohead ci hanno venduto il loro In Rainbows almeno cinque volte?

C.N.: E' un peccato essere furbi? Vorremmo reagire alla crisi discografica condannando il download illegale per poi bastonare ugualmente chi cerca nuove soluzioni di mercato? Che si parli di moralità (bleargh) o protezionismo non posso ugualmente concordare. E' inevitabile, a 20, 40, 60, persino 80 anni, interrogarsi sul senso della nostra vita. Quasi tutti, se ci limitiamo a guardare intorno, in senso orizzontale, dobbiamo prendere atto che amore, lavoro e divertimento non appagano totalmente. Allora diventa necessario entrare in una dimensione verticale: giù, dentro noi stessi, nell'anima, nello spirito, e su, verso il cielo. Soltanto così otteniamo le risposte che vogliamo. La vera trasformazione è mettere Dio, e non noi stessi, al centro della vita.

M.M.: Perché la plastica del cd o del vinile fanno schifo mentre la carta sulla quale scriviamo noi va bene (esistono le webzine gratis no)?

C.N.: La carta andrà bene finchè saremo capaci di renderci necessari, dopo di che avanti pure il prossimo. Per lo stesso motivo nella recensione evocata sin dall'inizio non si parla di musica, quella si trova principalmente in rete ormai. Le persone per discuterne assieme invece (si spera) su Rumore. Per me non esistono differenze di lingua, razza, religione o ideologia importanti come quella che sto per indicare. Divido l’umanità in 3 parti: c’è chi non crede, c’è chi crede, ma si comporta come se non credesse, e c’è chi crede, e si comporta di conseguenza. Per molto tempo ho fatto parte della seconda categoria, quella che dice di credere in Dio, ma non fa in modo che le sue opere rispondano alle coordinate della Fede. Da 3 anni cerco di entrare nella terza categoria, e questo libro contribuisce alla mia “crescita”.

M.M.: Come mai si parla sempre del mercato discografico alla morte sorridendo e si tace rosicando sulle copie smarrite per strada dall'editoria (e rosicchiate dalla rete)?

C.N.: Noi, intesi come giornalisti musicali, parliamo del mercato discografico. Quelli su carta mi sembra non abbiano lesinato analisi sul resto. E' un problema di prossimità della minaccia: ciascuno parla della porzione di terreno sotto i piedi che gli viene a mancare. Ciò che dà senso alla vita, paradossalmente, è il senso che diamo alla morte. Se la morte fisica, per noi, è un punto d'arrivo, senza che dopo ci sia nulla, allora saremo obbligati a vivere nell’affanno, ogni giorno alla ricerca del massimo traguardo, senza mai raggiungere la soddisfazione totale. Viceversa, se per noi la morte fisica è un punto di partenza, verso la Felicità Eterna, ecco che molti problemi quotidiani diventeranno banali, infinitesimali rispetto all'eternità.

M.M.: Perché la maggior parte di noi lavora per il mercato ma non si degna mai di dire che la sua dissoluzione significa confinare tutti quanti nel recinto di un dopolavoro di un primo lavoro che scomparirà?

C.N.: Anche in questo caso la crisi di un mercato che deve cambiare viene scambiata per la sua morte. Molti lavori sono spariti, altri ne sono arrivati, le quantità degli uni e degli altri le facciamo pesare a Tremonti che è più bravo di noi in questo caso. Di certo anche i casellanti dell'autostrada hanno detto qualcosa di simile quando sono arrivate quelle malefiche macchinette cambiasoldi. Possibile che la vita, che ci circonda, sia solo questo? Il male esiste, eccome, ma esiste anche il bene: le vite salvate dai volontari e dai missionari. Purtroppo, fa più rumore un albero che cade, che non una foresta che cresce, e si ritiene che solo ciò che fa rumore determini la “notizia”.

M.M.: Perchè se compriamo un caffè di una cooperativa guatemalteca (spesso disgustoso) siamo equo solidali mentre se scarichiamo un album della Dischord non ci poniamo il problema?

C.N.: Anche a me il caffè equo e solidale fa cacare. Il mondo, che ci circonda, è come uno stadio affollato. Noi siamo “giocatori” di una partita, in mezzo al campo, e dobbiamo tentare, nel fracasso dello stadio, di ascoltare la voce del nostro allenatore. E il nostro “mister” è chi, meglio di chiunque altro, è in grado di capirci, e di guidarci, perché è Colui che ci ha creati: Dio. L’unico modo per acquistare questa sensibilità, nell’”udito”, è la preghiera. E’ facile parlare con Dio, ma non è facile ascoltarlo.

M.M.: Come mai ospitiamo la pubblicità delle major o delle indie label che tanto siamo felici di veder schiattare?

C.N.: Per le major confermo la felicità e infatti non vedo neppure tutte queste inserizioni. Non una questione di principio, di difficoltà di dialogo piuttosto. Storicamente, ci sono state epoche, come il Medioevo, in cui Dio era al centro di tutto, mentre, dall'Illuminismo in poi, la scienza ha preteso di sostituirsi alla Fede. Geograficamente, più andiamo a Oriente, e più troviamo la ricerca della spiritualità come essenza della vita. Nell'Occidente di oggi, Zapatero, nella Spagna cristiana, fa togliere i crocifissi dappertutto. Ma, agendo così, stiamo meglio con noi stessi, o continua a mancarci qualcosa?

M.M.:Perché non diciamo a chiare lettere che un mp3 è una merda impalpabile di fronte a un vinile pesante?

C.N.: Perché non è vero? Perché è una cosa talmente banale da essere per forza di cose sbagliata? Perché criticare senza appello ciò che c'è di nuovo solo per la colpa di essere tale mi farebbe sentire come un pensionato? Perché se non ci fossero gli mp3 e il mischione che portano con loro non esisterebbero neppure tutti quegli stupendi dischi che poi recensiamo/compriamo/andiamo a vedere dal vivo con entusiasmo? Credo nella metafora della freccia. La freccia è ogni nostra azione, e l’arco è la volontà. Oggi volta che tentiamo di fare qualcosa, lanciamo la freccia verso l’alto. La prima parte della traiettoria, quando la freccia sale, dipende da noi: potenza e direzione. La seconda, invece, quando la freccia scende verso l’obbiettivo, dipende dal destino, che dobbiamo accettare. Il libero arbitrio torna in ballo alla fine del tragitto: sta a noi interpretare il risultato. Ricordiamo che, a volte, “si chiude una porta, e si apre un portone”.

M.M.: Chi sono i cani che abbaiano in sottofondo nella recensione di Girolami?

C.N.: Nello specifico le major discografiche. Che volevano impedire l'uscita di Dark Night Of The Soul, che denunciano una bambina perchè su Youtube balla con in sottofondo la musica di Prince, che chiedono milioni di dollari a pericolosi pensionati pirata. In senso lato tutti coloro che ululano contro ciò che sta accadendo, quanti erroneamente continuano ad utilizzare schemi mentali di un altro tempo per un presente che non li ascolta più. Ogni bambino ha diritto di vivere da bambino, in qualsiasi parte del mondo. Invece, purtroppo, a certe latitudini, troviamo i bambini lavoratori, che cuciono palloni, o i bambini soldati, che imbracciano fucili. I genitori, gradualmente, dovrebbero insegnare ai figli che, ogni giorno, 25 mila altri bambini, come loro, muoiono di fame. E’ necessario che siano, fin da subito, grati al Signore di non far parte di quel gruppo, sicuramente molto meno fortunato, apprezzando, fin dal principio, tutti i doni della vita – anche la povertà. Ai tempi di Gesù era una povertà “materiale”: anche oggi 4 miliardi di persone su 6 del pianeta sono povere. Ma si è diffuso un altro tipo di povertà. E’ la povertà “immateriale”. Penso ai problemi di mancanza di fiducia dei giovani, che cercano di star bene seguendo la strada chimica, alcool o droga. Si suicida, sulla terra, una persona ogni 30 secondi. Penso alla mancanza di speranza degli anziani, considerati inutili, mentre un tempo avevano potere “patriarcale”. Penso anche alla mancanza di affetto, e alla mancanza di salute di tanta gente. La verità è che ci ho messo due giorni a riprendermi, poi sono andato in crociera (in Norvegia) con la nazionale di beach volley per un paio di settimane, e poi per un'altra decina di giorni mi sono sbronzato alla faccia di chi mi vuole male (il Papa, La Madonna, quel Cretino di suo figlio). Dopo tutto questo ho scritto il libro, in due giorni. Toglietemi la roba per favore.

domenica 5 luglio 2009

LA SCIMMIA SULLA SCHIENA, IL GRANCHIO NEL CERVELLO, UN TIGRE NEL MOTORE: lo stato della Scena Indie Italiana


Notizia bomba: abbiamo ritrovato Bubbles (qui a fianco ritratta/ritratto insieme ad Enrico Ruggeri in una foto dei tempi d'oro in cui accompagnava lo stesso in giro per il mondo). È stata dura, abbiamo dovuto cercare molto ma, grazie al decisivo aiuto di Giovanni De Gennaro, ce l'abbiamo fatta. E Bubbles era dove meno te lo saresti aspettata: vive con Syria, famosa cantante partita da Sanremo Giovani, passata per varie cliniche di disintossicazione e finita a cercare di rifarsi una verginità in ambito indie/electro. Bubbles vive con lei, e la sta aiutando in questa impresa.

Ne abbiamo approfittato per intervistarla (Sirya o Bubbles, tanto è uguale – chiedevamo a Syria e rispondeva Bubbles, chiedevamo a Bubbles e rispondevano Syria e Silvio Sircana) ed abbiamo deciso di porle le stesse dieci domande che Andrea Girolami le ha posto senza ottenere risposta alcuna. Ne è venuto fuori un illuminante quadro sullo stato della musica indie italiana, da manuale del giornalismo.


AS: Cosa vuol dire per te essere "alla moda" oggi?

SYRIA: Ritengo particolarmente allarmanti i dati diffusi dalle associazioni mediche di settore. Credo sia importante, oltre che riconoscere i disturbi alimentari come malattie sociali, puntare sulla prevenzione perché il primo aiuto al malato deve arrivare dai contesti a lui più vicini, quello della famiglia, della scuola e degli amici. La campagna - spot tv, messaggi radiofonici e affissioni - non ha tratti scioccanti. Preferisco una linea soft rivolta soprattutto alle famiglie e agli amici di chi soffre di questo tipo di disturbo.

AS: Nella tua parabola artistica sei passata da Sanremo ad un disco di cover di band indie. Fino alla nuova esperienza elettronica. C'è differenza tra un ambiente e l'altro? Se si quale.

SYRIA: Andrò a votare. Sono favorevole, a favore di ciò che serve a semplificare il quadro politico attuale. Però mi rendo conto che non ci sono le condizioni perché questo referendum possa passare.

Se è in gioco la stabilità di un governo che sta facendo bene per il Paese, io prediligo, rispetto alla semplificazione del quadro politico, la stabilità del governo. La semplificazione del quadro politico gli elettori hanno contribuito a formarla con le ultime elezioni, in cui sostanzialmente il sistema politico italiano si è diviso in un bipolarismo abbastanza evidente.

AS: Tra i tuoi top friends di myspace ci sono Ladyhawke, La Roux, Peaches. Ti senti il corrispettivo italiano di progetti di questo tipo? Quali sono i tuoi dischi "di genere" di riferimento?

SYRIA: Buh! Buh! Uh UH UH BUH HUAHH BU BU BH Buh UH!

AS: Il videoclip di Esco è formato quasi interamente da foto in successione nel tipico stile delle raccolte di immagini di serate da club. Cosa rappresenta per te questo immaginario? Come sei entrata a farne parte?

SYRIA: Saranno diffusi attraverso opuscoli e manifesti il numero verde per i casi per i casi di violenza a scuola e il numero verde contro la violenza sulle donne, e nel corso della settimana presso tutte le scuole saranno promossi incontri, dibattiti, conferenza che avranno come obiettivo quello di diffondere la cultura del rispetto e della legalità, del contrasto a ogni forma di discriminazione, che sia basata sul sesso o sulla razza.

AS: I protagonisti del video sono persone che frequenti anche nella vita reale? Con che criterio avete scelto i partecipanti?

SYRIA: Oggi sigliamo due protocolli d'intesa con l'obiettivo di predisporre un'azione sinergica contro ogni forma di violenza e discriminazione, in linea la strategia della tolleranza zero del Governo. Vogliamo prevenire fenomeni che purtroppo registrano ancora picchi allarmanti''

AS: Alla pubblicazione del video in molti ti hanno accusata (anche tra i commenti del clip su youtube, poi rimosso) di calvalcare una moda costruita a tavolino e scarsamente rappresentativa del resto della scena elettronica italiana. Come rispondi a queste accuse?

SYRIA: La tratta di esseri umani è un fenomeno molto più vasto di quanto si possa immaginare. Le mie congratulazioni vanno alle forze dell’ordine che hanno smantellato il traffico di Nigeriane costrette a prostituirsi in Italia .La maxi operazione ha colpito quel vasto mercato che, secondo gli ultimi dati raccolti, conta ben 54.559 vittime di tratta nel nostro Paese. Di queste, 13.517 - di cui 938 minori - sono state inserite nei progetti di protezione sociale, 9.663 sono state avviate ai corsi di formazione e 6.435 in progetti lavorativi. Le vittime di tratta sono costrette a vivere in clandestinità e in una condizione di dipendenza psicologica e fisica dai propri trafficanti. E’ quindi fondamentale continuare a far sentire la presenza delle Istituzioni. Il Ministero per le Pari Opportunità ha attivato un numero gratuito antitratta (800 – 290 – 290) che in poco meno di un anno ha registrato 14.560 chiamate e che per tale motivo è stato maggiorato del 10% nella struttura. Trovo anche molto importante il sistema di identificazione genetica mondiale per bloccare il traffico di esseri umani che, secondo le denunce dell’Onu, riguardano nel mondo 2 milioni di vittime, soprattutto donne e bambini. Ci impegneremo affinché possa esserne al più presto avviata la sperimentazione anche in Italia.

AS: L'immagine che viene fuori dal video è di una scena cittadina molto attenta alla moda, estremamente curata, allegra e vitale. E' così che giudicheresti la vita notturna di Milano?

SYRIA: Buh! Buh! Uh UH UH BUH HUAHH BU BU BH Buh UH!

AS: "Respiriamo Milano", "Noia non so cosa sia", sono frasi del testo di "Esco". Anche se si tratta di un brano volutamente spensierato trovo il tono piuttosto stridente in un momento in cui molti dei locali cittadini (Rolling Stone, Sottomarino Giallo, Plastic, Bitte poi riaperto a mezzo servizio etc) stanno chiudendo e in generale la politica del comune è piuttosto aggressiva. Cosa pensi della questione?

SYRIA: I cittadini italiani, uomini o donne che siano, e gli immigrati regolari sono tutti uguali davanti alla legge. Per questa ragione nessuno può condividere la proposta avanzata oggi di carrozze riservate sui mezzi pubblici ad una singola tipologia di cittadini, siano milanesi o di qualunque altra città, uomini o donne, bianchi o neri. Per diradare il senso di insicurezza che certamente è diffuso in qualche periferia italiana servono, piuttosto che le provocazioni, investimenti sull'integrazione degli immigrati regolari e un sostegno forte all'azione delle forze di polizia. Molte delle misure contenute nel decreto sicurezza già andavano in questa direzione e, certamente, presto sarà possibile riscontrarne gli effetti positivi nelle nostre città.

All'intervista è seguito un buffet preparato dal cuoco di casa Gianni Morandi, ma noi avevamo fretta e siamo scappati a gambe levate.

mercoledì 3 dicembre 2008

“Pistone dove sei? Dove sei? Dove sei? / Pistone non esisti. Non esisti, non esisti. NO"

Sabato sera un evento di portata incommensurabile ha sconvolto la solitamente tranquilla città di Bologna: i Faint sono tornati in Italia ed hanno suonato al Covo. A quattro anni dalla loro ultima esibizione italiana - quattro lunghi anni che per la cronaca sono sembrati interminabili - hanno deciso che era ora di finirla di boicottare il nostro povero governo di destra e sono venuti di nuovo, come se nel frattempo nulla fosse successo, come se tutto fosse cambiato per restare in realtà immutato ed immutabile.

E nonostante a Bologna nella stessa giornata suonassero autentici colossi del rock come Après La Classe la gente ha risposto, presentandosi in massa al concerto e creando una lunga coda ai cancelli fin dalle prime ore del pomeriggio, una coda talmente lunga che la direzione del locale per ragioni di sicurezza ha dovuto effettuare una rigida selezione all'ingresso in puro stile Folies de Pigalle. Ovviamente noi di Spadrillas siamo riusciti ad entrare senza problemi perché siamo ganzi, ma un famoso showman milanese che era davanti a noi in coda e che per ragioni legali (in settimana tramite i suoi legali ha infatti minacciato di querelarci) dovrò indicare con lo pseudonimo di “Carlo Pistone” è rimasto fuori perché non è stato giudicato adeguato a quella situazione (ed a tante altre). Uno a zero per noi e palla al centro, potrò querelarci quanto vuole ma intanto noi siamo entrati e lui no.

Il locale comunque era gremito e c'era pure l'ormai mitologico Fusi di Testa che – sorpresa delle sorprese – ha finalmente cambiato taglio di capelli: non è più medioevale ma sfodera un bel codino alla Fabrizio Corona, sta davvero molto bene ma spero per lui che le analogie con il galeotto che usurpa il nome della grandissima cantante Corona finiscano qui, perché Fusi di Testa nel tempo ha dimostrato di valere molto più di un fotografo d'assalto qualsiasi. Ed oltretutto vale molto di più di Lightspeed Champion, una new entry che si aggirava per il Covo sabato e che, si mormorava tra i presenti, avrebbe dovuto di diritto essere trascinata di peso in sala 2 al Number One. Ma erano solo voci che circolavano in sala e che noi di Spadrillas riportiamo fedelmente, non ce ne voglia il buon Bullshit Champion che nulla ci ha fatto e nulla ci farà.

Ed il concerto è stato degno di tale sontuosa cornice. Praticamente perfetto dall'inizio alla fine, non una sbavatura, non un passo falso, non una caduta di stile. Sembrava di essere al Gatto e la Volpe nel 1994, vocalist Pagano. I Faint altro non sono che un batterista uguale a Zed di Scuola di Polizia che però non perdeva un colpo, una versione gay di Metal Carter alla chitarra ed occasionalmente al basso che si è prodotta in un continuo headbanging talmente fuori luogo da essere perfettamente adatto al contesto, un formidabile tastierista che dai suoi gingilli analogici tirava fuori suoni impossibili, un chitarrista palesemente sotto effetto di keta ed un cantante in camice bianco che sembrava un ipotetico Flea meets Adrian Young dei No Doubt con in sovrappiù la voce estrogenata, e sabato sera non hanno fatto prigionieri. Non riuscivo a stare fermo un attimo, ho addirittura avuto accenni di pogo ed ho pure chiesto ai Faint di suonare Firestom credendo di essere in un altro luogo ed in un altro tempo.

Concerto del secolo, talmente del secolo che quando sono tornato a casa ero talmente in botta che per riuscire ad addormentarmi ho dovuto guardare Team America su Rai4 mentre sorseggiavo una tisana camomilla, miele e vaniglia. Ma forse è stata solo colpa del panino Bufalino che ho velocemente consumato alla stazione Autogrill Castelbentivoglio Ovest. La mozzarella di bufala campana d.o.c. magari era contaminata dalla diossina e mi ha causato allucinazioni, lingue felpate e miraggi, ed associata ai neoalternativi (sicuramente diretti al concerto degli Après La Classe) visti e sentiti gridare “Ganja! Ganja! Ganja!” al bancone del bar del suddetto Autogrill ha avuto effetti imprevedibili ed inspiegabili ai più. Ma è stato il concerto più divertente di sempre ed è questo ciò che conta.

(In fede: Ill Bill Laimbeer e Accento Svedese)

sabato 22 novembre 2008

La finestra sul cortile


Prima o poi doveva succedere. Non si può sempre camminare sul filo del rasoio sperando che non succeda nulla, sfidando il destino. Alla lunga dire cose scomode porta a conseguenze spiacevoli, ed ora ci siamo dentro e cerchiamo di cavarcela con il minor danno possibile.

In pratica siamo stati querelati. E la querela per diffamazione ci è arrivata dai legali di Vittorio Feltri, il direttore di Libero e dunque collega del nostro Megadirettore Giuliano Ferrara, e non riusciamo ancora a spiegarci il perché. È successo che la settimana scorsa, durante l'intervista a Scalo 76, abbiamo scherzato ed abbiamo detto che per colorito, postura ed espressione del volto Feltri somiglia ad uno di quei tossici che si fanno trent'anni ma campano ancora, indistruttibili ed invincibili come fossero dei samurai qualsiasi. Feltri non deve aver capito l'implicita ironia che stava dietro a questa frase e se l'è presa a male, dando mandato ai suoi legali di agire.
È un brutto colpo ma cercheremo di reagire, anche perché saremo difesi da Giulia Bongiorno, e la pseudo-assoluzione (nel senso che non era un'assoluzione ma è stata spacciata per tale da tutti i media di regime, e dunque lo è diventata) che ha ottenuto per Giulio Andreotti ci fa dormire sonni sereni.

Saremo dunque sempre in prima linea, sempre pronti a combattere per voi lettori (e per i soldi che ci regalate ogni volta che entrate in questo blog). Sabato prossimo venturo 29 novembre saremo al Covo a gustarci il megaconcerto dei Faint, una delle migliori band di tutti i tempi. Più forti delle querele, più forti delle bombe e dei bomber, ma soprattutto più forti del fumo di sigaretta che impesta l'aria del locale bolognese in barba ad ogni regola scritta e non scritta.
E noi, tanto per infrangere le norme e fare pari e patta con chi fuma in barba ai divieti, entreremo armati di flessibile (o in alternativa pinze trochesi qualora non dovessero esserci prese elettriche per alimentare il flessibile) e taglieremo i lucchetti che tengono chiuse le finestre, tanto per rendere più respirabile l'aria e farci sentire tutti più sani più belli.
È questione di civiltà. È una battaglia culturale che ovviamente verrà portata avanti anche dal nostro opinion leader Giuliano Ferrara sulle pagine de Il Foglio, e noi ne siamo orgogliosi.

domenica 2 novembre 2008

Cartoline dall'Inferno


- Ieri sera sono stato sorteggiato e dunque sono andato alla seconda del White Out al Suono Club di Gualdo, però purtroppo questa volta non ci potrà essere l'ormai consueto report-wrestling che caratterizza da sempre queste pagine: la pizza ai quattro formaggi ha avuto la meglio e ho dovuto correre a casa a chiudermi in bagno. Sono rimasto nel locale meno di due ore e stavo soffrendo come un cane per i crampi allo stomaco, un po' poco per poter esprimere un giudizio e scrivere un pezzo degno di essere definito tale. Chiedo umilmente scusa, sarà per la prossima.


- La notizia era nell'aria da parecchio tempo ma ora è ufficiale: la lista pro-life Aborto? No, grazie! del nostro direttore Giuliano Ferrara avrà un suo banchetto alla prossima edizione del MI AMI Festival, ed ovviamente ci saremo anche noi a dare manforte e a distribuire spille, flyers, opuscoli informativi ed adesivi, tutto rigorosamente DIY come vuole il padrone di casa. Ci si vede là dove non batte il sole.


- Il bassista dei DIY-rockers-as-Carlo-Pastore-docet Too Much Blond cade in diretta tv a Trl. Che sia scivolato sulle secrezioni vaginali di una giovane fan? Ai poster l'ardua sentenza.


- I Jaguar Love, il nuovo progetto di Falsetto dei Blood Brothers, sono un gruppo fighissimo. Qualcuno ha sfidato CIA, RIAA, Rihanna, PMRC, Al Gore ed Al Jourgensen ed ha reso disponibile per il dowload Take Me To The Sea, nuovo album della superband. Fate vobis.


- Sempre in tema di download selvaggio, è già online Chinese Democracy, il nuovo fantasmagorico album dei Guns'n'Roses, una delle band più scoreggione della storia della musica. Il malcapitato blogger che l'ha messo in rete è finito in galera su segnalazione dell'ormai putrescente Axl Rose, ma voi lettori potete stare tranquilli: il nostro fidato collaboratore Mario Scaramella è sano e salvo, non si è fatto beccare ed è riuscito a farci avere una copia del disco. A breve una recensione-wrestling.


- E per finire, Carlo Pastore è un genio situazionista e noi non l'avevamo capito subito.

mercoledì 15 ottobre 2008

Ascelle di guerra

Il Direttore era stato categorico, come solo lui sa fare: “Se non mi tirate fuori una recensione-wrestling entro tre giorni, vi caccio a calci in culo dalla redazione e vi sostituisco con Marcenaro e Filippo Facci, che ora Luca Sofri scrive su quel foglio tecnicamente omicida chiamato L'Unità e non è più dei nostri”. La minaccia di un calcio in calcio in culo da Giuliano Ferrara sinceramente era troppo per noi Cantori dell'Apocalisse, e dunque abbiamo deciso che era ora di muovere le chiappe e scrivere qualcosa di decente.
Rimaneva solo da scegliere il soggetto, l'evento in grado di risvegliare i nostri istinti più biechi ed animaleschi. Giorni e giorni a pensare, notti intere ad aspettarti, ad aspettare te, dimmi come mai, ma chi sarai, per farmi stare qui, e poi è arrivata l'illuminazione, il colpo di genio. Dato che a Giuliano Ferrara piacciono tanto i Sex Pistols, perché non provare ad andare a sentire live da Zuni a Ferrara quella che appare a tutti quanti come la loro più credibile reincarnazione, ovvero Il Genio? Sono in due, sono di Lecce, suonano roba cool, piacciono a tutti e sono stati ospiti al programma di Simona Ventura: impossibile mancare. Ed allora noi abbiamo preso i nostri quattro stracci, siamo partiti e non siamo più tornati, fashion victims vittime degli eventi.
Folla delle grandi occasioni, gente che vedi a concerti del genere e poi mai più, gente al primo concerto, telefonini al vento ad immortalare l'occasione della vita, lo spirito di Carlo Pastore che aleggia in sala (e ai cessi). Non importa se tutte le canzoni sembravano uguali ed indistinguibili, se le basi usate erano le stesse basi midi di Hanno ucciso l'uomo ragno, se lui aveva la stessa voce di Jocelyn che presentava i Kraftwerk nel 1983, se sembrava quasi di sentire una band alle prime armi: l'importante era esserci, e documentare con cura e dedizione alla causa. E noi abbiamo vissuto ogni istante ed ogni gesto di chi ci circondava, ma avremmo potuto seguire il concerto stando chiusi in bagno a parlare di quanto invidiamo i capelli al nero di seppia di Marcello Veneziani, tanto sarebbe stato lo stesso. Un gruppo pietoso, indifendibile, ed il bello era che gli stessi loschi figuri accorsi solo per loro sono tutti progressivamente scappati fuori dal locale, probabilmente spaventati dal lugubre guano sonoro proposto dal duo leccese. Quel che è successo non ci fermerà, il crimine non vincerà, fuggi fuggi generale però quando Il Genio ha suonato la megahit Pop Porno tutti i fuggiaschi sono corsi dentro, per essere ancora una volta protagonisti del Grande Sogno e spedirlo via Mms agli amici che non sono venuti.

(Ill Bill)
Loschi individui al bancone del bar domenica scorsa da Zuni, a rimpinzarsi del riso coi cereali a banco il festival del fuorisede salentino (piaga che oramai Bologna ha trasmesso a Ferrara).
Ma Niente reggae e niente soundsystem e Lu Papa Ricky…how could the hell could be any worse mi chiedo io? Il Genio è la risposta: l’apoteosi della schifezza, la sintesi della disgrazia di una certo indie salottiero italiano che risulta più irritante di Marino Sinibaldi di Radio rai tre.
Prendete una bella fighina wettinata col caschetto nero che sospira je t’aime moi non plus ma in italiano e 40 anni dopo Jane Birkin ma sexy come Lea di Leo meets Fernando di Leo e che manco ci fa vedere le tette o ci fa ridere come Tying Tiffany e il tastierista dei già paraculissimi Costeau de noantri Studio Ninetto Davoli (myspace.com/studiodavoli) che ebbero la loro estate di gloria un par d’anni fa grazie alla longa manus di Carlo Pastore?
Ill Bill ha sentito per la prima volta la hit un paio d’ore prima di recarsi da Zuni domenica scorsa, sospirata da Simona Ventura che prima della pubblicità usa pop corno come stacchetto. C’è bisogno di aggiungere altro? Sì, che come una vera indie rock swindle situazionista i due geni del male hanno fatto suonato per due volte la loro hit.
Questo gli garantisce un posto sicuro nella nuova serie di Meteore, assieme a Tracy Spencer, Corona, Haddaway, Lisa Stansfield, Yazz, i Vernice, Young Mc, Rebel Mc, Sandy Balestra.
Non mangeranno il panettone, ma come diceva il socio A.S intanto noi siamo quelli che se li sono andati a vedere e siamo noi quelli che la mattina dopo si dovevano svegliare alle 7 per andare a lavorare. Lo spirito della donna, il sogno e grande incubo, grazie al Genio, rivive e ci fa rivalutare l’ultimo apporto alla causa 883 di Mauro Repetto (aveva ragione Zingales, come al solito) e di Paola e Chiara.
Come direbbe Jane Birkin, genial.

lunedì 6 ottobre 2008

Baby You Can Drive My Car / Yes I'm Gonna Be a Star

Sabato scorso non siamo riusciti ad essere presenti al White Out, e dunque niente consueta recensione-wrestling. Ma la colpa non è nostra.
Il motivo dell'assenza è molto semplice: avremmo dovuto essere accompagnati al locale dal nostro collega di redazione Pietrangelo Buttafuoco – l'uomo dai mille agganci e dalle mille entrate omaggio – ma la sua auto ha fatto le bizze e lo ha lasciato fermo a metà strada. Noi abbiamo dovuto per forza andarlo a recuperare, ed addio White Out, addio serata di gloria. Nessun boicottaggio, nessun vittimismo, ma solo il destino cinico e baro che non ha voluto che noi fossimo della partita.
Sarà per la prossima, ed intanto attendiamo con impazienza un report di Polaroid blog, una delle menti dietro al bel progetto.

domenica 14 settembre 2008

ED IO CHE SONO CARLETTO L'HO FATTA NEL LETTO

L'esordio televisivo datato 2004 dell'allora sconosciuto Carlo Pastore, perenne monito per la cultura e la civiltà contemporanee affinché ciò che è accaduto non avvenga mai più (cit.). Allora eravamo ancora in tempo per fermarlo, ma adesso è tardi e ce lo dobbiamo tenere tutto.
Tra l'altro “Il Mei nasce per una necessità impellente del mondo musicale” mi fa venire in mente necessità di recarsi con urgenza al bagno per defecazioni incontrollate ed incontrollabili. Carletto poteva dirla meglio.

mercoledì 27 agosto 2008

I SOGNI SON DESIDERI, LA-LA LA-LA LA-LAAAH

Il nome potrebbe trarre un inganno, ma l'idea è di quelle che lasciano il segno. L'Associazione Accendi un sogno per Vittorio non è un'associazione che si propone di mettere in ogni città un pupazzo a grandezza naturale di Vittorio Feltri al fine di permettere ad ogni cittadini di sfogare contro di lui la propria rabbia ed insoddisfazione (sia chiaro che dicendo il nome Vittorio Feltri non mi riferivo di certo al suo quasi omonimo Littorio Feltri, giornalista-pupazzo e direttore di Libero), ma è un'associazione di tipo socio-umanitario che si propone di organizzare eventi quali tiratissimi concerti, avvincenti gare sportive, contest di destrezza ed agilità, nobilissime opere di beneficenza et altre divertenti cosucce che possono attirare i giovani d'oggi. Il tutto a cura di Vittorio D, che incidentalmente è pure il bassista dei muscolosi Tonight, We Dance! (una band che si definisce autoscontri-core e per questo non può che starmi parecchio simpatica).Nobilissima iniziativa, dunque. Da sostenere in ogni modo e con ogni mezzo possibile, ad esempio mettendo YouPorn come homepage nel proprio pc (io ovviamente non lo farò perché come homepage ho già il blog del Partito Comunista delle Libertà, ma compiere un gesto del genere sarebbe doveroso), inviando foto oppure inserendo nel proprio profilo MySpace il logo dell'organizzazione, un vero e proprio feticcio per ogni nerd da cameretta che passa le ore più felici e spensierate della propria vita davanti al laptop.E non è goliardia, è molto di più. È solidarietà, è sostegno, è incoraggiamento (anche solo tramite un obolo fotografico estorto prima o dopo un concerto) a chi vive a testa alta la propria situazione di precarietà sessual-affettiva.Massimo rispetto e massimo sostegno. Aiutiamolo ad accendere un sogno.

giovedì 7 agosto 2008

BENVENUTI A RADIO SUONO ENERGIA



La pizza della Pizzeria Caveja di Marina di Ravenna è davvero la pizza che non ti aspetti. Un sabato sera ad orario di punta arrivi in questa strana pizzeria sul lungomare e scopri che è piena di strani personaggi, tanto che ti sembra di essere davvero in quegli infuocati trenta secondi che concludono Worm of the Senses/Faculties of the Skull, traccia numero uno di The Shape of Punk to Come, l'immortale capolavoro dei Refused – disco che ancora oggi sanguina nonostante siano trascorsi più di dieci anni dalla sua uscita. Partono interferenze, scariche, onde radio lontane, echi di The Rhythm is Magic di Marie Claire D'Ubaldo provenienti da chissà dove, e poi come un fulmine a ciel sereno arriva la voce di un vocalist da discoteca di serie Z che in italiano annuncia un fantomatico hardcore-techno megamix della famosa band svedese di house Refused. Il martellone parte subito dopo ed è il delirio, è la calanza. E tutto questo perché la Caveja è vicina al Bagno Zanzibar, teatro ogni weekend di epici scontri tra neuroni, chimica e musica house, con tutto ciò che ne consegue a livello socio-culturale.

La pizza però è davvero buona. La devi mangiare nel cartone, all'aperto, seduto in terra o su una panchina con altra gente seduta sulla tua schiena, però ne vale la pena. Per amore della scienza noi della redazione di Spadrillas in da mist l'abbiamo provata in due versioni (parmigiana ed ortolana) ed è stata una grande esperienza, di quelle che lasciano il segno: farcitura abbondante, pomodoro che imbratta magliette e tutto il resto, cottura perfetta, qualità prezzo e cortesia, velocità nel servizio e temperatura da fonderia alla cassa fanno di questo esercizio commerciale una tappa obbligata per chi deve andare alla ricerca del divertimento a tutti i costi, ma anche per chi deve svolgere il proprio duro compito di inviato sul campo.

L'unica nota stonata è che nella pizza ortolana c'era un sacco di cipolla, classico ingrediente che in determinate circostanze ti dà quel tocco in più, quel tocco di classe rappresentato dall'alito delle occasioni importanti, l'Alitosi Nazionale (A.N.). Forse ma forse è stato proprio questo il motivo per cui Pernazza e Zonda non hanno voluto concederci un'intervista, fuggendo a gambe levate alle nostre prime domande. Peccato, sarà per un'altra occasione. In futuro staremo più attenti a ciò che mangeremo, anche se alla Caveja potrebbero avvertire che nella ortolana c'è la cipolla, sennò poi sembra che la gente ci voglia boicottare e noi ci stiamo male.

(voto 4 cucchiai su 5)

(Ill Bill Laimbeer is his name and the boys it’s comin straight outta Caveja)

Ero già stato alla Caveja l’anno scorso, ma quella volta commisi l’errore di comprare dal lato friggitoria, che vende a peso. Oltre alla fila biblica (e anche byblos) il risultato quella volta fu di pagare 4 € per una porzione di patatine sì impeccabili ma pur sempre a 4 €. Il lato pizza invece nonostante la poca varietà di scelta si è contraddistinto per la rapidità e il prezzo tutto sommato contenuto, 8 € per una ortolana cotta nel forno a legna, verdure abbondanti e mozzarella da veri uomini, non scarti di produzioni. Considerato che la Caveja si trova a un centinaio di metri dal Bagno 72 aka Hana-bi Spadrillas in da mist la consiglia a tutti i vip della scena, quelli che la muovono e che la agitano, che si conoscono tutti anche se non si sono mai visti.

Tra l’altro alla Caveja in attesa della pizza c’erano anche uno o due dei The Calorifer is very hot, gente che avendo cancellato il loro profilo myspace non fanno più parte della scena, infatti hanno servito prima me e il mio socio, perché la scena siamo noi.

(Voto hotness/coolness: pizzeria molto speciale aka PMS)

(A.S)

Pizzeria Caveja comunque promossa, come sono stati promossi gli Ex-Otago che avevano suonato poco prima all'Hana Bi. Concerto ad orario bagno in mare delle sei e mezza, caldo torrido, Mitch Buchannon, el viento radioactivo despeina los cabellos ma grandi emozioni e grande esibizione. I mammasantissima della Scena Indie Nazionale (S.I.N.) li criticano aggrappandosi ad una loro presunta pochezza dal punto di vista tecnico, però poi si strappano i capelli per i Klaxons che dal vivo non sanno suonare i loro pezzi o per i Ministri che hanno avuto di recente l'onore di uno speciale su Panorama in cui sono stati definiti “la band più cool della scena rock italiana”, ed allora ti rendi conto che c'è qualcosa che non va. Ma dei mammasantissima e degli snob io me ne frego (non in quel senso però) e gli Ex-Otago me li sono gustati, cantati, ballati, vissuti dall'inizio alla fine. E mi sono pure divertito un sacco.

È superfluo dire che quando hanno eseguito The Rhythm of the Night invece mi sono commosso.

(Ill Bill)

Io oltre un dissing di Pernazza contro la pelata di Arturo Compagnoni durante il suo freestyle non ho molto da segnalare, ero troppo impegnato ad evitare le Ill Bill cazzo di fans che mi importunavano quando invece mi sembrava chiaro che gli Ex-Otago a me piacciono in quanto gruppo a favore della brotherood, quella per soli uomini tipo i Brotherhood, di cui Pernazza è un fan.

Durante il concerto volevo prendere la bandiera della birra Corona e mettermela addosso a mò di pareo, poi mi sono reso conto di non aver superato la prova costume quindi ho rinunciato all’idea. I 3 free drink lasciatemi dagli Ex Otago non mi hanno certo aiutato: certo, hanno messo in chiaro le gerarchie ma le 3 schweppes lemon alla spina mi hanno fatto assumere le sembianze di un pallone aerostatico: il mio stomaco in questo senso mi ha fatto capire che la scena è lui, lui che la agita. Come Anthony and the Magic Johnson disse a Spadaccina d’altronde some stomaci are bigger than others.