sabato 3 luglio 2010

I GIORNI DELLO SCUREGGIAMENTO: Marcello Ueneziani ci intervista per Il Giornale, ed intanto noi ne approfittiamo per tornare a pubblicare.













Nel mezzo di un'eclissi, in questo momento ma anche in quello appena trascorso, adesso ma anche prima o poi, la cosa che accomuna tutti è la scritta che ci portiamo in faccia "Cantando Ballando", come il nostro programma format on demand che va in onda ad orari a caso su Canale Italia. Che poi sta andando benone ed è visto da sempre più persone in Italia (e pure all'estero), ma ci assorbe talmente tante energie vitali che non abbiamo più il tempo di aggiornare questo blog. Sì perché mentre eravamo impegnati (dopo aver saputo della chiusura di Dispenser su radio due ed aver realizzato che eravamo oramai l’ultimo baluardo di diffusione della musica indipendente in Italia) a predire il decesso delle televisioni musicali ecco irrompere nella nostra vita “Ballando Cantando”, una forma espressiva mutadis mutande che ci ha portato a vestire dei panni che non avremmo mai immaginato di vestire, alla faccia delle solite anime belle radical chic della quale ci siam stufati di essere protegè e anche faberget e se mi basta anche Papà Barzetti. E proprio come la J-Ascia col suo compare Zack Una di quelle tante sere di Settembre nebbiose, uggiose, noiose da overdose niente da fare eravamo in giro a cazzeggiare da soli in tasca giusto l'ammontare per comprare un ghiacciolo ma quale ghiacciolo, c'era un freddo che pareva di essere al Polo Nord, noi il freddo non lo sopport, serata pacc, ma perbacc ecco spuntare da dietro il muretto chi? Marcello Weneziani, che ci ha indicato la via col dito e noi abbiam guardato il dito, seguento l’insegamento del magister Enrico Ruggeri all’epoca dei Decibel e che abbiamo fatto: quello che ci ha detto anni fa Enrico che ci disse “Se tu pensi che il tuo compito sia degradato, la motivazioni trovi nel passato, quando ti vendevi per denaro e ricchezza non pensando al futuro di trovare tristezza. Con il dito che fai?E quindi? E quindi vediamo di capire come si fa a fare andare avanti un blog pubblicando l'intervista che abbiamo concesso a Marcello Weneziani de Il Giornale un paio di settimane fa.


Marcello Weneziani: Canale Italia è tipo una televisione o cosa? E il vostro programma?
Noi: E' un programma musicale. Solo che siccome siamo su Canale Italia invece che su un'altra tv tv decidi tu cosa guardarti e quando. Di notte ci son pure le donnne nude che mostrano la patonza. Questo dal punto di vista tecnico. Da quello del linguaggio visto che ormai si parla la lingua di internet abbiamo cercato di prendere ciò che in rete c'è di interessante e declinarlo in chiave televisiva per parlare di musica. Eravamo due ragazzi di strada e tu ti prendevi gioco di noi. Ci siamo incontrati alla data dei Datura al Sinatra di Corlo e ci siamo detti: “non capisco perché la gente guardi Mtv o quando possiamo avere Canale Italia con i film di Emanuelle Nera?”

M.W.: Quindi il presupposto è che una tv come Canale Italia non è proprio una tv ma una serie di programmi a cui mettere play...
Noi: No, non hai capito un cazzo di ciò che ti abbiamo appena detto. Passiamo oltre.

M.W: Ipotizziamo però che una televisione come Mediaset vi proponga un contratto/qualcosa, cambia tutto?
Noi: Certo che cambia. Accetteremmo molto volentieri perché in fondo we are all cultural prostitutes, o no? Sin dal giorno 1 abbiamo cercato di fare contenuti adatti per più piattaforme possibili, ma se ci chiedessero di fare altro offrendoci un sacco di soldi lo faremmo subito. In questo il grande Giuliano Ferrara è stato il nostro vero maestro. Nel 1997 Cecchetto si è interessato a noi e noi abbiamo rifiutato. Se io tornassi indietro firmerei anche per fare i Gazzosa. : Da piccoli inseguivamo la cena e ne volevamo essere riconosciuti parte, poi siamo stati riconosciuti e ci siamo accorti che la cena non c'era o forse non c'era più. Se l’era mangiata Giulianone.

M.W.: Capisco... ma la televisione tipo Mediaset non rappresenta un po' il vecchio mondo, la preistoria? La pornografia culturale? Fistola anale? Vaglia postale?
Noi: Certo che sì, ci mancherebbbe. Però ha dei budget molto più grandi delle produzioni via web o di Canale Italia (che rispettiamo e ringraziamo). Mediasert è talmente preistoria che non si rende conto che chi la guarda (non parlo della messa della domenica ma del resto) è già abituata ai linguaggi di Youtube etc, quindi Cantando Ballando è una cosa assolutamente metabolizzabile dallo spettatore che ha meno di 35 anni. La gente guarda i filmati del Grande Fratello su Youtube, è ovvio che poi finisca per guardare anche noi. Siamo la stessa, identica cosa, solo vista da un'angolatura diversa. Noi vogliamo essere innovativi come lo era Gianni Minà a Blitz quando invitava in studio Sergio Leone e suo figlio, Nando Morioni ed Ennio Moricone feat. Ennio Antonelli aka Mazontin e Nadia Cassini vestita da calciatrice argentina col laccio al braccio che abusava sessualmente della salma di Raimondo Vianello.

M.W.: Al di là della qualità e della sostanza, con quali numeri si presenta Cantando ballando?
Noi: Quando abbiamo deciso di partire volevamo fare la "brand new" di una nuova generazione, visto che non c'era più nessuno che parlasse in video di quelle cose. Oggi abbiamo 2000 fan in più su Facebook della pagina di Brand New, ma puntiamo ad avere più elettori di Berlusconi. Il documentario su Pier Doherty de Il Teatro degli Orrori è stato visto 20mila volte in un paio di settimane, ma nessuno ci ha capito un cazzo perché quando lo abbiamo girato eravamo sotto Benzedrina. I più forti siamo noi.
M.W.: Quale televisione avrebbe mai trasmesso quel documentario di Pier Doherty?
Noi: Una televisione furba, una di quelle che a mezzanotte programma video anonimi che non guarda nessuno e che invece avrebbe potuto fare una grande operazione di comunicazione su una cosa bella e toccante come quella che crediamo di aver fatto noi. E poi, prendi il recupero di Jessy Malò. Lo abbiamo rispolverato dopo anni di oblio, la gente non se lo fumava più perché era considerato cultura di destra. Eppure noi ci abbiamo creduto, lo abbiamo chiamato, lo abbiamo parruccato per bene ed il risultato è stato che Jessy Balla come ai vecchi tempi e le ragazzine hanno la sua foto sul diario. Un successone. Il recupero di Jessy Malò è contestuale a quello di Jerry Calò: la colpa del loro esilio è legata alla presunzione di quelli che fanno la televisione. Pare che sanno tutto loro. Invece di venire a vedere i nostri spettacoli e pippare crack pippano ancora la cocaina e presumono di capire quali siano le nostre possibilità, continuando a dirci ciò che dovrmo fare. Per un po’ ci siamo fidati e ci siam fatti male. Poi però abbiamo cambiato pusher. La lezione che abbiamo imparato è: non fidarti mai di un pusher che usa lo scooter invece del Ciao Px o della Vespa.

M.W.: Ok. Queste però non sono anche le parole della 'minoranza', cioè l'attitudine degli 'esclusi'. Capite cosa intendo?
Noi: No.

M.W. No che non capite?
Noi: Non abbiamo capito.

M.W.: Riformulo. La ricerca, spesso disperata, di spazi ufficiali non è un po' l'immagine, vista e rivista, del "mondo parallelo" che non viene considerato dai canali convenzionali?
Noi: No, noi cerchiamo i loro soldi. Stop. Cerchiamo di più. Cerchiamo i loro soldi, le loro case, le loro auto, la loro coca. Gli spazi ce li abbiamo già alla grande, così come di feedback ed entusiasmo. In questo momento di transizione i grandi gruppi economici detengono il potere economico ma hanno perso l'influenza e quindi audience. Ci si sta risistemando pian piano. E forse a questo punto ho capito il senso della tua domanda precedente... noi (ma più in generale Canale Italia) produciamo cultura, quella cultura di destra che per troppi anni è stata bistrattata da una certa sinistra che si è sempre considerata superiore culturalmente ma ora non riesce nemmeno più a parlare alla sua gente. Come te, che per esprimere un concetto e fare capire cosa volevi chiederci hai avuto bisogno di ripetere tre volte la domanda. La prossima volta fatti sottotitolare, ne trarresti giovamento.

Con “Cantando Ballando” avevamo bisogno di fare una trasmissione che un inno generazionale. Non siamo mai stati, con spadrillas, dei bloggers da slogan, ma questa volta era importante – prima di tutto per noi – fare qualcosa che portasse noi e chi ci ascolta a reagire, un incitamento a ripartire dall'inizio. Ci sono un sacco di ragazzi che come noi provano le nostre stesse emozioni, perché no anche la malinconia, ma sempre con la voglia di gridare per alzarsi in piedi e superare le difficoltà attivamente

M.W.: Cosa offrirebbe una realtà come Cantando Ballando al grande pubblico e alla gente con i soldi?
Noi: Al grande pubblico niente, non siamo mica Ballando con le stelle. E' un discorso di proporzioni, di lunghezza del pene. diciamo che siamo un formato estremamente valido sotto il punto dei costi/ricavi in termine di contatti, immagine etc. Ma non siamo qui per fare uno spottone, sono dell'opinione che le cose vadano da sé. Chi fa da sé fa per tre. I Trettré. Ecco il prossimo recupero da fare: i Trettré, troppo spesso sottovalutati perché considerati cultura di destra.

M.W.: Come pensate di convincere la gente che Cantando Ballando non rappresenta il pianeta di chi non ce l'ha fatta o di chi è ancora in corsa?
Noi: Rispolverando Morgan che pippa e si fa infamare in tv. Lo faremo pippare davanti a tutti in diretta tv e lo lasceremo parlare a ruota libera. Vediamo cosa succede, vediamo chi ce l'ha più lungo. E non ci si venga a dire che questo è un onanismo fine a sé stesso, perché anche Franco Oppini quando facevo Onan il Barbaro a Quo Vadis con Anna Finocchiaro, Luca “o’ olocausto cannibale” Barbareschi e Maurizio Nichetti ha iniziato da piccolo.

M.W.: Ma voi vi fidate se qualcosa in tv o in rete vi racconta che il mondo è cambiato?
Noi: Se ci pagano bene sì.

M.W.: Nella musica italiana quanto è cambiato il mondo? Da cosa o da chi apprendete che è cambiato?
Noi: A parte il progressivo, inarrestabile e auspicabile tracollo delle major non è cambiato nulla. Tanto che se vai a cercare su Rockit c'è una nostra intervista che dice le stesse cose del 2002, solo che nel frattempo siamo cresciuti ed abbiamo raggiunto il successo e i soldi.

M.W.: La domanda era: ci vivete?
Noi: Sì, e scenderemo ad ulteriori compromessi pur di fare ancora più soldi. Ma la sfida è arrivare a viverci da miliardari ai nostri patti. Vuoi mettere la soddisfazione? Questo è quello che facciamo, ora tocca al resto del mondo venirci dietro. Mio marito davanti e dietro tutti quanti, in un avanguardistico esperimento di vero e proprio open source di codici espressivi. Come il grande Salieri in Inside Napoli con Moana Pozzi.

M.W.: Più che altro chiedo, con rifacimento ad un thread di qualche tempo fa sul forum.
Noi: Non sappiamo di cosa tu stia parlando perché non leggiamo il vostro forum, ma difendo il diritto di chiunque a chiamare altra gente fighetti, quindi va benissimo che lo dicano a noi. Personalmente m'accanisco sugli hipster e sui giovani esponenti di una certa sinistra che non sa divertirsi che a Milano vanno ai Magazzini Generali con pantaloni stretti da orchite ma a ciascuno il suo. Siamo convinti di dimostrare il contrario con i nostri contenuti e infatti non è mai stato un problema per noi. Facciamo cultura di destra, la gente non deve scandalizzarsi più di tanto.

M.W.: Anche qui torna la tendenza a partire dai buchi del culo per farsi vedere, diventare qualcuno partendo dagli angoli più bui e meno frequentati. Farsi notare pur essendo in disparte. Non esserci proprio. Essere nullità credendo di essere qualcuno. E' sempre un discorso di nicchia. Ah già che ci sono: nicchia = sinistra?
Noi: Ci siamo fatti una pensata sulla nicchia e sulla sinistra, la vuoi sentire?

M W.: Vai.
Noi: E' di sinistra chi fa le cose esclusivamente per piacere. E' di destra chi fa le cose principalmente perchè gli piacciono a lui (scritto proprio così, perché il popolo di destra difficilmente scrive in un italiano corretto). E' scemo è ottuso chi fa le cose perchè gli piacciono a lui e si rifiuta di dialogare con gli altri. È un pirla chi spara sentenze a caso ed etichetta la gente. È Pirlo chi ha capelli inguardabili e vota a destra. È Gattuso che non sa parlare l'italiano, è Guttuso che ha disegnato il simbolo del PCI. Noi facciamo cose che piacciono a noi ma vogliamo parlare a della gente, scoprendo che ci sono tanti che la pensano come noi. Per questo facciamo cultura di destra.

M.W.: Quanto ci avete messo ad elaborare questo pensiero?
Noi: Lo abbiamo elaborato stamattina, scambiandoci sms mentre eravamo seduti sulla tazza del cesso a cacare.

M.W: Minchia. A proposito si può dire 'minchia' in televisione?
Noi: Si può dire, anche perché Jessy Malò è siciliano e lo dice sempre. Noi le parolacce le teniamo tutte, a volte ce le fanno bippare però.

M.W,: Cosa c'è che non va nei videoclip? Non li passano in tv? Qualità pessima di quelli low budget?
Non fanno ascolto, il problema è solo questo. I direttori di rete vedono che il grafico va giù quando passa un video e va su quando ci sono le californiane con le tette di fuori. Noi abbiamo Lea Di Leo e Giglian ed alla gente va su qualcos'altro. Tutto qua. Ecco perchè Cantando Ballando parla di musica senza veri e propri videoclip ma mostrando donne nude e casi umani, perchè bisogna SEMPRE raccontare una storia. Poi certo ci sono i video eccezione come quelli di M.I.A., Lady Gaga o Jerry Calà ma non si può pretendere di farci una televisione intera, anche perché non abbiamo un budget adeguato. Don Gianni Budget Bozzo, Don King Buzzo. Don Gianni Boncompagni, Don Gianni Morandi e la finiamo qui.

M.W.: Finale della storia, siete contenti?
Noi: Molto, è la cosa più bella che abbiamo fatto in tutta la mia nostra vita, quella che DOVEVAMO fare prima di mollare tutto e andare in Jamaica per poi farci infamare nelle recensioni di Sizzla su Rumore. Certo, Sizzla è stato bandito dal Regno Unito per omofobia, ma se siamo arrivati fino qua è perchè siamo anche degli eterni insoddisfatti: abbiamo già iniziato a dire “certo facciamo il doppio degli spettatori ma ne potevamo fare il triplo”, “certo abbiamo migliorato ma si poteva fare altro. Sarebbe bello continuare il percorso, con i nostri tempi e il nostro stile però. Il nostro approdo a “Cantando Ballando” dimostra che finalmente amatori e professionisti sono sullo stesso piano, senza nessuna specializzazione così che anche chi fa e dice delle cagate fasciste come noi in questa intervista potrà sostenere di essere un creativo. Ciò ci porterà problemi ma sarà anche più eccitante di quella volta che Pier Doherty fatto duro è caduto sulla fioriera del Renfe a Ferrara e si è rotto i denti davanti.

M.W.: In linea di massima la missione è andare 'anche' in tv. Se capita è ok, altrimenti apposto uguale. Non c'è nessun movente rivoluzionario, disinformativo, antisociale e controculturale sotto...
Noi: La domanda è incomprensibile, non ti rispondiamo nemmeno.


M.W: Ma voi li fate i provini alle aspiranti vj, modelle e conduttrici? Dove sono le ragazze?
Noi: E ricordati che le ragazze di Bologna sono tutte minorenni, perciò regolàti. Giro di notte con le anime perse che sono dei noti acchiappafiga. Svenuti dalla stanchezza. Fighetti un par de palle. Enrico Brignano. Totò Schillaci. Suo fratello arrestato perché fotteva gomme alle auto in sosta. Lo saI chi è quel giocatore che ruba gomme all'Alfa 33. Elaborare un motorino. Il serpentone. Un nostro conoscente che si è fabbricato da solo una marmitta che gli toglieva 15 km/h di velocità però faceva un casino da porco, poi ha grippato ed ha deciso di ripiegare su un mini motorino Testi identico a quello che aveva Alvaro Vitali in Giggi il bullo. Questa è il mondo da dove veniamo, questa è la cultura di destra. Ad una domanda inutile si risponde in maniera inutile.

domenica 30 maggio 2010

E NON DIRE A ME DI SMETTERE CHE C'È CRISI, CHE PRENDO IL TUO BLOG E LO SMONTO EASY: i più forti siamo noi, e ki ci konosce lo sa.







Wwaaaaammmmm, ppipipipiuuuuuuuuuuuuuum, aaha-haha-haa-a-a-aaahaha, zzzzzuuuuuwwwwwaouuuuuzzzzzzzzzz. La mia Porsche targata Londra ha preso il volo, e siam partiti che eravamo già arrivati (o forse non siamo mai arrivati e ci siam immaginati tutto). Destinazione profonda provincia bolognese, suonano i dARI. Suonano gratis. Suonano un'ora, un'ora che sembra un giorno. O forse un minuto. Cinque minuti, solo cinque minuti vedrai che delle Panatine ti innamorerai, dei Gemelli Panatta ti innamorerai, di Pizza The Hutt ti innamorerai. Premesso che siamo qui ma non siamo di qui (e rileggi la frase che forse non l'hai capita bene), adesso lasciami in pace cinque minuti che devo spiegare in lingua convenzionale un paio di cose a chi è curioso, e non a te che ti fai le seghe e critichi i dARI senza conoscere nulla dei testi dei Faint, nulla dei testi dei Jaguar Love, nulla dei testi dei (inserire un nome a piacere di un gruppo che suona electro rock e sostanzialmente suona come i dARI). I dARI sono cosa più punk degli ultimi tempi al pari forse di una mangiata di cozze crude appena pescate. Stanno fregando tutti, hanno un cervello e suonano da Dio (Ronnie James Dio, altrimenti dio l'avrei scritto con la minuscola perché io non credo alle favole). Come tutti quelli che dopo i tre anni del punk hanno avuto soltanto il suono dell'eroina per sfamarsi, come un pubblico di tredicenni che è tutta una copertura per fregare la gente, per fregare chi pontifica di cosa è indie e cosa non lo è e poi si straccia le vesti per un Capovilla qualsiasi. 1997, l'anno di nascita del fan medio dei dARI. 1977, l'anno di nascita del detrattore medio(cre) dei dARI. Vent'anni son passati, vent'anni son volati come se la mia Porsche targata Londra fosse una DeLorean. L'eroina adesso è il contrario della minimal tech, è l'esagerazione dell'electro rap, urla di distruzione tipo uoooo! uoooo! uoooo! in "Tutto regolare". È folle ammassate che si demoliscono nel cerchio del pogo, sono i tredicenni che fotografano i dARI e fotografano te che non li capisci. Qui i Misfits e i Daft Punk sono la stessa cazzo di cosa e nessuno li conosce perché a tredici anni nessuno si caga quella roba. Correggimi se sbaglio, io reputo hard anche gli 883. E i dARI sono i nuovi 883, il privè è soltanto un posto dove buttare i giubbotti o limonare prepotentemente, al massimo se è rialzato è un ottimo trampolino per fare crowd surfing a manetta. E tu ti chiedi se è meglio un dj su due giradischi oppure Cadio alle tastiere che sembra una versione glam di Alberto Pernazza? La risposta è: weweweweeewwwwewewewee ("Wale Wale"). Non l'abbiamo letto Frigidaire noi, troppo piccoli, troppo alienati da Bim Bum Bam, troppo alienati da Bonolis che ha abbandonato la lotta sostituendo Luca Laurenti a Uan, la siringa al Percodan. Sappiamo cos'è perché non ci bastava Uan, ma vuoi mettere leggerlo ai tempi e rivederne la cover di Vito Catozzo sul primo disco intero dei dARI? Prendete il pumpin' per quello che è, che tanto nessun tredicenne sa cos'è. È una fase che scorre adesso sotto i piedi e o la prendi o è passata e non ti rimane che una sega. Ora come allora, a tredici anni come a trentatré. Dica trentatré. Trentatré trentini entrarono a Trento tutti e trentatré trotterellando E tirando di speed.

Non si può essere orgogliosi dei dARI perché sono italiani, semplicemente perché loro (e forse qualcun'altro) orgogliosi di essere italiani non lo sono, ma ci sguazzano e stanno fottendo tutti, anche te che non vuoi ammettere che dal vivo spaccano. È un fatto anagrafico e basta. La potenza di avere un fanbase fatto di tredicenni è l'identificazione brutale all'interno di una sottile linea, extra-linguaggio ed extra-territorio, internazionale e anarchica (contro la territorializzazione del web e ogni ordine mondiale, per un sistema informativo massificato targato Mtv e Deejay Tivì). Il sistema ci ha fottuti tutti da sempre, nessuno può fare un cazzo, se non disinteressarsi con gusto come fanno i tredicenni. Senza politica, non quella predefinita perlomeno. Che per i teenagers l'anarchia è un cazzo di tatuaggio sul braccio di Morgan, è sdrucinare lo stramonio dentro al tritaerba. Perché chi ascolta voracemente dARI ha grossi problemi. Minorenni in difficoltà e adulti stravolti dal no future. Caduta libera, in slow motion. Sguardo rallentato e quei quattro pensieri che vorrebbero inalarci dall'alto presi e riempiti di sperma. Piacciano o no, i dARI danno schiaffi in faccia che non avevi mai preso prima. Un giorno o l'altro arriverà l'intervista che abbiamo fatto ai dARI nel dopo concerto, siamo ancora impegnati a sbobinarla ma arriverà. In esclusiva. In anteprima. Come la mia Porsche, come la cena che abbiamo consumato insieme ai dARI alla Giara ad Altedo (BO).

(Ill Bill Laimbeer takes the m/f stand)

Diciamolo pure : Wwaaaaammmmm, ppipipipiuuuuuuuuuuuuuum, aaha-haha-haa-a-a-aaahaha, zzzzzuuuuuwwwwwaouuuuuzzzzzzzzzz, in barba ai critici ancora fermi alla lettura di Apocalittici e Integrati, intellettuali di una certa sinistra che oramai esiste solo nel salotto di Fazio e che giudicano dall’alto delle loro torri d’avorio siamo stati al concerto dei dARI a Baricella.

Provincia estrema: Lester Gang Bangs diceva che la provincia è il serbatoio della purezza rock, infatti questo lo diceva prima di fare dei Lester Gang Bangs con dARIA Bignardi che non a caso è una scandalosa signora di provincia. Fenomeni come i dARI hanno uno spessore intellettuale che è la sintesi degli anni e dei giri per mezzo mondo. Non sarebbe stato uguale stando fissi in Italia, nonostante l'extraterritorialità del web...infatti hanno scelto di suonare alla nostra presenza e di venire a cena con noi alla Giara ad Altedo, sul curvone. I dARI sono degli Alberto Camerini degli anni d’oro, quelli che l’eroina se la facevano in vena e no la fumavano o la sniffavano per far finta che non son tossicodipendenti. Sono il segno di una nuova electro-onda anni 80 che ritorna, perché voi intellettuali non avete mai discusso di come torna l’onda alla fine del riflusso. Dopo averli visti possiamo tranquillamente affermare che sono la versione italiana dei Devo meets Bluvertigo, il futuro abita proprio in loro. Ottimo pop elettronico, rabbia teen, voglia di spaccare…e proprio come negli anni 80 la critica sinistrorsa è in cerca dei suoi Fintillimani El Pueblo Unido e non si caga la pop music: il che significa che si aliena dalla gente, si rifiuta di capirla e stiam vedendo tutti come stiamo andando a finire. Tutti i radical chic e tutti quelli che credono ancora nella presunta superiorità morale e intellettuale della sinistra dovrebbero andare a veder gli aostani e tentare di comprenderli, così facendo vincerebbero le prossime elezioni. Invece no.

Certo,al di là di tutto, background e anni di set in pre-serata, forse hanno avuto anche una gran bella dose di culo. Ma Qualche mese fa Grand Master Flash mi disse che il naturale prolungamento di quello che lui o Bambaataa facevano negli anni 70 non è l'hip hop degli ultimi anni, ma tutta una certa sfera electro-dance che ora sta tornando a farsi sentire. L’unico nome che mi ha fatto in Italia indovinate quale è stato?

Insomma: ci siamo visti il pop in faccia, perché è in concerti come quello che ti accorgi che il pubblico sta decidendo la musica.

Un giorno o l'altro arriverà l'intervista che abbiamo fatto ai dARI nel dopo concerto, siamo ancora impegnati a sbobinarla ma arriverà. In esclusiva. In anteprima. In streaming. Live! Tonight! Sold out! Esplosiva! Esplosiva come la cena che abbiamo consumato insieme ai dARI alla Giara ad Altedo (BO). Abbiamo deciso di fare l’intervista al ristorante, non c’era il batterista perché la modalità era un 3 contro 3, un thriple threat match che manco Macho Man, Hulk Hogan e Ultimate Warrior contro la stable di Ted Di Biase negli anni 80. Pensavamo di dimostrare che eravamo più uomini noi, abbiamo opposto resistenza, non volevamo accettare che in realtà i dARI fossero dei geni e ci avvessero conquistato, e allora da bravi italiani abbiamo deciso di risolvere il problema alla vecchia. A tavola.

Agli antipasti grande sfida Dari vs Accento Svedese:

Arancinette di riso
Nfigghiulata di pomodoro
Nfigghiulata di ricotta
Impanata di spinaci
Impanata di riso e trippa
Panelle di frascatili
Olive schiacciate e condite
Pomodori secchi
Melanzana a ‘stimpirata con la menta

Alla seconda nfigghiulata lo stomaco di accento ha cominciato a fare Wwaaaaammmmm, ppipipipiuuuuuuuuuuuuuum, aaha-haha-haa-a-a-aaahaha, zzzzzuuuuuwwwwwaouuuuuzzzzzzzzzz, dari l’ha avuta vinta facile. E’ uno che mangia tuoni e caga lampi questo qui, altrochè Lighitning Bolt thrower.

Coi primi è sceso sul ring un nuovo ghost writer di Spadrillas, Val “Valient Thor” S., contro il bassista fab, uno che è sopravvissuto all’eroina del 76 e alle paste degli after del Gatto e la Volpe, per cui non c’è stato match, 2-0 per i dARI. Per la cronaca i primi:

Pallottoline in brodo
Riso del pollo ripieno
Tagliatelle alla carruba con bottarga di tonno e arancia

Chiamato a difendere l’onore della crew di Spadrillas contro Cadio il vostro Ill Bill se l’è giocata per ultimo, coi secondi e contro Cadio:

Caponata di melanzane con mandorla e miele
Cavolfiore affucatieddu
Involtino di melanzana
Insalata d’arancia

Canestrato pepato di primo sale
Canestraio pepato stagionato
Ricotta salata stagionata
Cosacavaddu stagionato ragusano

Al canestraio ho cominciato a vedere Jerry Calà che mi dava il suo numero di telefono. Manco il gol della bandiera, manco Italia-Germania 3-1. Manco un Cabrini che sbaglia il rigore: piacciano o no, i dARI danno schiaffi in faccia che non avevamo mai preso prima. 1997, l'anno di nascita del fan medio dei dARI. 1977, l'anno di nascita del detrattore medio(cre) dei dARI. Il sistema ci ha fottuti tutti da sempre, nessuno può fare un cazzo, se non disinteressarsi con gusto come fanno i tredicenni.

La fine non è la fine è l’inizio non è l’inizio, non è un caso infatti che abbiano iniziato il loro concerto sulle note di Super Mario Bros: e tutto il resto, è game over.

(entra Felisatti Tosino, e mo' son cazzi tua)


Come Martin Luther King e il suo “I had a dream”, anche io ho avuto il mio bel sogno. Tardo pomeriggio di un giorno di primavera, sole che si avvicina al tramonto, Dari(o Pirovano) mi rilascia un'intervista bomba, di quelle “tutto quello che avreste voluto sapere sui dARI ma non avete mai osato chiedere”, di quelle che scottano ma per davvero. Siamo in un vicoletto che potrebbe essere ovunque, anche se la sensazione è quella della Londra punk circa 1977, non so nemmeno perchè, saranno i muri in pietra vista color, per l'appunto, fumo di Londra. Chissà cosa mi ha raccontato Dari in quel frangente, perchè adesso non me lo ricordo affatto. Mi ricordo però che dopo l'intervista siamo andati sul campetto da basket che stava lì vicino e abbiamo cominciato a tirarci dei gavettoni in testa, io, Accento Svedese, il Bill Laimbeer e Dario tutti assieme a spappolarci bombe d'acqua sul coppino. Chissà dove erano CaDiO (da non confondersi con CoDiO), Fab e Fasa? Chissà perchè Fasa è l'unico coi capelli al naturale? Ma soprattutto, chissà cosa vorrà mai significare questo sogno? Fatto sta che a vederli, i dARI, ci siamo andati per davvero, sulle note dell'ultimo LCD Soundsystem ma solo perchè in macchina Accento Svedese non riusciva a trovare lo stupefacente Blackjazz degli Shining. Eravamo emozionati, una sensazione pari a quando, ancora imberbe, andai a vedere per la prima volta dal vivo gli Iron Maiden assieme agli Anthrax; lì ero talmente eccitato che arrivai là davanti troppo ma troppo presto tanto che al momento di iniziare il concerto ero già vittima dell'hangover. Ma questa è un'altra storia. Il paese ci accoglie a braccia aperte, l'emozione è palpabile in tutte le persone che incrociamo per strada, il piadinaro è carico come una molla – per l'occasione il menù prevede anche pasta e fagioli che però non ci siamo azzardati ad assaggiare – e persino i banchetti dei cinesi, e le loro stoffe dal gusto quantomeno discutibile, emanano irresistibili onde di positività. Il palco è sontuoso, incastonato tra due palazzine della nuova piazza di Baricella, tra la Camera del Lavoro e un bar di cui non ricordo il nome ma dove fanno un ottimo spritz, e quando noi arriviamo stanno ancora suonando le Charleston, riottose sbarbe di Cesena a cavallo tra Bikini Kill e la posta di Top Girl.

Il pubblico sembra apprezzare, e anche noi seguiamo un po' distrattamente le ultime staffilate delle cinque patatine mentre già ce la ridiamo sotto i baffi e pregustiamo il momento clou della serata. Ed ecco che una coppia di giovani presentatori formatisi alla scuola del Festvivalbar cominciano ad accendere gli animi già belli caldi delle ragazzine – ma non solo! - che scalpitano e urlano sotto al palco (la fortuna di essere anagraficamente più vecchi in questo caso si riduce al fatto che anche in decima fila il palco si vede alla perfezione), sputando frasi del tipo “ho visto CaDiO dietro al palco che non vede l'ora di spaccare tutto” o “c'è Fab che si sta spruzzando l'acrilico viola in testa” e anche i finti-quiz for dummies alla stregua di “come si chiama pure il batterista?” seguiti da boati-Fasa. E non finisce qui, perchè i due fomentatori si mettono a raccogliere a destra e a manca cartelli disegnati dai fan per poi sbandierarli sul palco, e allora via di “noi andiamo per monti e per mari per vedere i dARI”, “caro il mio principe viola, se tu 6 gasato io lo sn più di te “in questo mondo tutto regolare abbiamo cercato l'amore e abbiamo trovato voi” e l'evergreen “dARI we love you”, mentre sullo sfondo un proiettore comincia timidamente a lanciare messaggi non troppo subliminali degli sponsor della serata, robe come Impresa Edile F.lli Barone via Bianchetta 19/7 Baricella o Gelateria Gabbiano Minerbio via Don Minzoni o ancora Patenti Bignami SCONTO FIERA 100 euro sull'iscrizione Patente Moto 200 euro, e via di marketing spinto. Tutta questa intro per cercare di farvi capire, lo so che è dura per chi non l'ha provato sulla sua pelle, il clima di totale euforia che regna in questo momento. Ma ecco che, proprio durante una nostra capatina al bar adiacente per uno spritz al volo, i quattro valdostani entrano in scena. Ed è il finimondo, ci manca solo Tom Araya che dice ai regaz sotto al palco di non farsi male, perchè per il resto è delirio t-o-t-a-l-e! Prima dell'inizio era stata paventata l'idea che questi cantassero in playback o qualcosa del genere, insomma che in un qualche modo simulassero, dubbio spazzato via in un battibaleno dopo il primo “fiko!” con annesse spallucce del non-più-tanto-giovane Dari. La scaletta non lascia spazio a sorprese, le hit del loro Sottovuoto Generazionale si susseguono senza tregua, Wale, Tutto Regolare, Ho spaccato, assieme a qualche succosa anticipazione del nuovo album che verrà (quando?) e di una incendiaria cover della Albertocameriniana Rock and Roll Robot: don't believe the hype, e non credete nemmeno al 1.50 di Rateyourmusic, perchè i dARI sono una band di tutto rispetto. Ok, avranno il ciuffetto emo e faranno cosplay di personaggi che noi pueblo occidentale non conosciamo, si metteranno scarpe abominevoli Fornarina-Buffalo-Zeppe dei Kiss, ammiccheranno spudoratamente al j-rock e useranno il linguaggio sms, ma è mai possibile che solo pochi illuminati – come noi modestamente ci definiamo – capiscano l'immensa portata di questo gruppo? Qui c'è il punk di fine anni '70 e la new wave dei primi anni '80, ci sono canzoni pop dal ritornello super catchy che ti si incastonano nel cervello e non se ne vanno più via: questa si chiama capacità di comunicare, di arrivare al cuore della gente, ragazzini in primis (si, perchè loro hanno il cuore più puro di tutti), e di portare il loro messaggio di amore e fratellanza ovunque, anche nel cuore dell'emilia più paranoica.


giovedì 15 aprile 2010

Tu ti lamenti, ma chi ti lamenti? pigghia lu bastuni e tira fora li denti aka La dubstep ha rotto i coglioni






















































Tu come te la vivi? Devi essere colto per chi sa cogliere, un'Alda Moto Morini del dubstep, e persona importante tout cour. Siamo tutti Marialuisa Busi, qualcuno pure busy nel buso, e qualche volta ci parte la testa come San Giovanni Bassista e San Giovanni Batterista. Adatti al tempo che passa ma soprattutto ai purini & pretty babes for free: Spadrillas In Da Mist si offre in sacrificio per voi ed è pronta a offrirvi i più callidi reportage dal Fuoripecione del Mobile, il regno del presobenismo, dopo essersi inalata cocktail di ghiaccio a dieci euro con Federico Allagogna dei Ministri sotto il ponte di Tortona. Per cosa si uccide?

domenica 11 aprile 2010

Contro il sistema Spadrillas si scaglia - sbarchiam su Canale Italia, pronti per la battaglia






(Accento Svedese)
Ci siamo: abbiamo elaborato il lutto per la scomparsa del nostro mai troppo rimpianto vate Maurizio Mosca (grazie Maurizio per averci insegnato tante cose riguardo ad un certo tipo di giornalismo che certa sinistra non capisce o finge talmente bene di non voler capire che poi perde le elezioni perché il suo elettorato finisce per votare Di Pietro, Grillo o la Lega) ed ora possiamo svelare in anteprima quali saranno i nostri piani per i prossimi – diciamo – tre o quattro mesi.
La prossima settimana partiamo con un nostro programma televisivo. Finalmente ce l'abbiamo fatta: si chiamerà Cantando Ballando, andrà in onda ogni pomeriggio sulla benemerita emittente Canale Italia, ci saremo noi due ed un sacco di altra gente fichissima. E per gente fichissima intendiamo Jessy Malò (lo abbiamo letteralmente riesumato dopo quindici anni di ostracismo televisivo causato dal suo essere intellettuale di destra in un mondo che privilegia gli intellettuali di sinistra, in ogni puntata recensirà a caso un disco da noi scelto sul momento – oltretutto senza nemmeno averlo ascoltato, proprio come facciamo noi), Poviglianiti (quello che scureggiava a Cinico Tv su Raitre, ed infatti scureggerà anche nel nostro programma sbucando fuori a sorpresa mentre stiamo intervistato ospiti importanti e prestigiosi – indiscrezione: abbiamo già registrato la prima puntata, non ti dico la faccia di Carlo Pastore mentre è sbucato fuori Poviglianiti e si è messo a scureggiare. Voleva chiamare la Polizia, lo abbiamo fermato in tempo minacciandolo di far uscire certe sue foto compromettenti che ci ha fatto avere Renato Farina), il suo degno erede Povia (che per l'occasione assumerà il nickname di Poviaglianiti ed indosserà la maschera di Venom, per non incorrere in grane con la sua casa discografica – che per la cronaca è la Edizioni Paoline/Gabriele Paolini, ma non diciamolo troppo in giro sennò Vittorio Feltri ci riserva lo stesso trattamento che ha riservato a Dino Boffo) e Giuliano Ferrara (che di fronte ad un piatto maxi di pasta e fagioli proverà a decifrare il significato nascosto delle canzoni che Povia e Poviglianiti improvviseranno sul momento, ci sarà da divertirsi e nello stesso tempo da turarsi il naso sia nel senso montanelliano del termine che in senso letterale). Sarà uno spettacolo degno di Canale Italia, l'unica emittente tv italiana che ha ancora il coraggio di fare cultura popolare e non se ne vergogna.

(Ill Bill Laimbeer takes the m/f stand)

Ebbene sì, abbiamo deciso di turarci il naso e accettare la proposta di Canale Italia che ci blandiva da mesi: la scomparsa del nostro nume tutelare Maurizio Mosca, di Nuciari quello che giocava nel Milano, di Numa Pompilio (e per me un Anco Marzio direbbe il nostro amico Vasco Bronski Beat) e l’imposizione del giudice tutelare assieme a quello ordinario ci hanno indicato la via: un altro modo di fare blogging è possibile: in televisione. Come la tipa quella là che ha fatto il libro su Castelvecchi e l’altra che fa le raccolte su Mondadori e Einaudi, quella che mi pare è sul satellite dai. Abbiamo però imposto tutto il nostro entorauge, tutta la nostra factory diciamo, anzi la nostra bruta fazenda: e così loro per averci si sono come Filippo Turati dovuti turar il naso e accettare la nostra banda: da Turigliatto a Francis Turatello e Luciana Turina, gli abbiam dato da intendere che c’è anche Francis il Culo Parlante e Massimo Boldi quando faceva Severino Cicerchia. Tutto questo all’insegna di un separatismo rivoluzionario da mistici combattivi, vigili alla periferia dell’impero, asserragliati nel nostro fortino italo bocchino messicano.
La nostra sarà una trasmissione messicana nei contenuti e nell’atteggiamento, riprendendo un nucleo fondamentale che riprende l’idealismo del cinema italiano degli anni fino al 1979 circa. Soprattutto il cinema scorreggione di Alfaro Vitali, della Sora Lella, Giorgio Ariani, Gianfranco D’Angelo, Ric e Gian e KakkienTruppen varie: infatti non a caso Canale Italia è l’unica emittente che ha il coraggio di mandare in onda ancora questo cinema con una componente popolare ma anche di lotta rivoluzionaria che non risparmia nemmeno Antonio Di Pietro con una mano davanti e l’altra dietro. La nostra trasmissione ha l’intento di essere poco pretenzioso ma avere anche un forte impatto sociale.
Sarà uno spettacolo degno di Canale Italia, l'unica emittente tv italiana che ha ancora il coraggio di fare cultura popolare e non se ne vergogna, meno snob nel suo pessimismo decadente e un po’ compiaciuto, il meno Sergio Martino se così si può dire. Mezzo destro e mezzo sinistro insomma. Un’altra televisione è possibile grazie a Canale Italia: il nu-tradionalism duty now for the future.

domenica 14 marzo 2010

IT WAS JUST ONE OF THOSE DAYS: Solidarietà a tutte le discoteche che chiudono per colpa dei mali della società, e solidarietà a noi.










Ho visto dare il Sinatra per spacciato tante volte. Ma è quando viene messo all’angolo che il Sinatra riesce a uscire dalla corda e mettere a segno il colpo del ko. Non a caso ieri il direttore artistico del locale (uno dei nostri, tra l'altro) ha detto di esser talmente carico da sentirsi pronto a battere Carnera (che infatti è morto e sepolto da un bel pezzo, e dunque è facilissimo da battere). Il Sinatra sale sul ring elettorale (perché dietro la scandalosa sospensione di dieci giorni ci sta in realtà un chiaro intento politico, ossia far fare bella figura ad una sinistra alla frutta a Ferrara come nel resto d'Italia), ma in realtà più che la metafora pugilistica, qui dovremmo usare la figura retorica del ciclone. Il direttore artistico Maurizio Mosca ha preso atto del clima politico, dell’impossibilità di giungere a un accordo con il centrosinistra sul pasticciaccio delle pasticche e ha agito di conseguenza.


La politica non è fatta per i santi, non si può chiedere al direttore artistico di un locale di assistere inerme alla decimazione delle sue truppe sul campo della fattanza e addirittura porgere l’altra guancia. Questa situazione di scontro totale è stata creata, voluta e perseguita da un’opposizione che ha barattato la democrazia per un paio di timbri e scartoffie. Uno scenario da battaglia legale s’è trasformato in battaglia navale con le cannoniere (ma soprattutto le canne, meglio se di ganja) schierate. Fa sorridere il segretario del Pd Pier Luigi Bersani che chiede a Maurizio Mosca di smetterla con i ricorsi. Negare la democrazia sostanziale e «la piena rappresentanza» evocate dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha condotto dritti a un inasprimento del confronto politico. Ignorare i diritti del corpo elettorale (organo costituzionale dello Stato) di distruggersi il cervello come e quando vuole per privilegiare l’interesse di parte è stato un errore colossale che rischia di diventare un boomerang per il centrosinistra a Ferrara e non solo.

Già, troppi spritz per i nostri ragazzi, anche ragazze brave e studiose non riescono a concepire un fine settimana senza almeno una seratina a superalcolici. Però che male c'è? Che c'è di male? Vivono sopra le righe, questi ragazzi, e molti anche sopra le loro possibilità economiche. Così, si arrotonda la paghetta spacciando droga a basso prezzo, per poter essere uguali ai tanti figli e nipoti unici che, pur appartenendo a famiglie di reddito non alto, “incassano” molto poiché “foraggiati” contemporaneamente da genitori, nonni e zii.
Circolo vizioso, davvero, e troppa gente che ci lucra. E poi, la televisione, certa televisione, come si fa ad essere tutti sfrontati e “di successo” tanto quanto un partecipante del Grande Fratello senza almeno qualche sostanza in corpo?

La popolarità della polverina (nel senso della coca, non di Renata Polverini), subito dopo il caos provocato dalla chiusura del Sinatra, è aumentata di un paio di punti e il distacco in termini di riconoscibilità del candidato del centrodestra Georgy Casotto s’è praticamente annullato. Maurizio Mosca prima di cominciare una campagna elettorale che sarà tambureggiante, le ha davvero provate tutte per cercare di mettere ragionevole pezza a una situazione che rischiava di essere incontrollabile. Ha lavorato ai ricorsi in sede legale, ha collaborato lealmente con il Quirinale che a sua volta ha dimostrato tutta la sua saggezza istituzionale firmando un decreto che avrebbe potuto evitare questo clima da guerra nel Pacifico, ma non c'è stato verso perché il Pd ha sbattuto la porta. Pressato dall’Italia dei Valori, sotto scacco dipietrista, preoccupato di non farsi arare il terreno dal trattore di Tonino (anzi no, dal tank di Tonino), pronto a dire sì a qualsiasi proposta balzana venisse dal campo radicale, preso a sassate dal popolo viola (lo abbiamo tutti i giorni sotto le finestre di Palazzo Wedekind e vi risparmio, cari lettori, la profondità della loro visione politica), il partito che dovrebbe far sventolare la bandiera del riformismo, s’è trasformato in un ostaggio che sfila in una piazza che digrigna i denti perché sotto effetto di ecstasy e ketamina. Patetici sono i tentavi del Pd di prendere le distanze da Di Pietro. È troppo tardi. È già suonata la campana dell’ultimo round. Questo è lo scenario in cui si svolgerà d’ora in poi la campagna elettorale.


«Una bolgia» come ha detto un preoccupato Napolitano. Ma la proposta di abbassare i toni è diventata carta straccia quando il Pd ha scelto la carta bollata. Il Sinatra non aveva scelta, Spadrillas in da mist non ha scelta. C’era una sola strada possibile, perché un’altra l’avrebbe condotto in un vicolo cieco al termine del quale c’era un cartello con la scritta «sconfitta». Così Maurizio Mosca ha deciso, ancora una volta, di caricarsi sulle spalle il peso di una campagna elettorale a supervoltaggio e ad alta velocità. Cari lettori, allacciate le cinture. Ci caliamo una pasticca, attendiamo che ci salga, accendiamo la macchina, andiamo al seggio elettorale e votiamo tutti per Giorgio Cagotto, l'unico che può porre fine a questo clima da caccia alle streghe che ha portato alla chiusura del nostro locale del cuore.

(Ill Bill Laimbeer scende in campo e vi chiede una scelta di Campus alla mela verde)

Il cielo sopra Ferrara vomita pioggia, forse perché ha mangiato al Mc Drive’s anche lui. I balconi del Sinatra per le elezioni del 28 e 29 Marzo avrebbero vomitato gente e questo alla demo-plutocattocrazia italica, all’elitè senza potere non è andata bene, per cui hanno tentato di metterci i bastoni tra le ruote e due scudi di stagnola imboscata nel cruscotto della macchina nostra. Certo, al Sinatra c'è qualche ragazzo che vomita ubriaco di vodka in bagno. In uno degli ultimi locali vecchiascuola fra Copparo e Ferrara passando per la next stop Alberone c'è l'ormone teen che spinge i suoi aculei a palla e l'umidità della giornata uggiosa che si appiccica alle pareti: la miscela è potente come la rabbia mischiata all'entusiasmo. Tutto, se ci pensate, parte proprio dal cesso sui cui siedono Maurizio Gastone Moschin e Casotto, immortalati nel loro spot elettorale su Telestense mentre stanno sulla tazza del cesso come Guzzanti quando imitava Funari. Una cagata ispirata dalla lettura dei quotidiani, quanto mai perfetti come fonte di indifferenza, stimolo e puzzolente rassegnazione. Dal letame nascono i fior? Da quel cesso, la Rifokiazione consumista non ha lasciato nessun dettaglio al caso, al massimo al Kaos, la trasimissione culto della Ferrara by Night. Anche quello, però, è tutto studiato nei minimi particolari. Il colore dell'enorme telo con la gigantesca scritta "Stamo a’ rota come i clienti de Puccio er pusher più trucido de Amore Tossico" è nero. Le maschere da Vittorio Feltri, quelle ci sono ancora, nere pure quelle. I jeans e i DocMartins, neri anch'essi. I cappelli da capo' nazisti, ovviamente neri. Il nero snellisce, il nero affila. 23 dispari, il nero vince tutto e in due mosse è matta.L'immaginario del Sinatra è una catarsi del secolo corto: dai Tecnhotronic ai Cappella, dagli skinhead al National Party, da Morissey a Svastichella passando per Alfio Finetti . Un effetto domino in cui la parola "Destroy" viene cantata con la stessa rabbia con cui Finetti crepitava l'ugola sul finale di "Turnar a Cupar" (anno, non a caso: 1977).Insomma, l’armata delle Tenebre e delle Tecniche di Spadrillas supporta il Revisionismo inteso come possibilità post-contemporanea di recuperare simboli estetici dal passato per inserirli in un contesto contro ogni forma di potere nel nome del Sinatra.Una chiamata alle armi, insomma, di cui Alfio Finetti ma sotto ketamina è necessariamente comandante in capo come solo lui e Maurizio Mosca ai tempi della direzione di questa testata giornalistico sportiva poteva saper essere perché il parere e non essere è come il filare e non tessere, come diceva Romeo Anconetani. Si mormora di persone che, nella bolgia descritta da Napolitano, si siano guardate reciprocamente negli occhi per proporre un rmx fidget di tutte le frasi più famose di Trapattoni con Ein, Zwei Polizei come nostro inno elettorale. I tempi sono maturi, scendiamo in campo a due settimane dalle elezioni, tanto c’è ancora tempo a presentare le liste, sarà una primavera che molti malederianno, calda come l’autunno caldo e come solo le piade di Baglioni sanno essere dopo che son state messe a scaldare per la seconda volta perché la prima siam andati al grattacielo a sboccare e si è freddata.

Questo blog è cominciato come uno scherzo ma in un momento pre-elettorale nauseante e rassegnato, apriam una finestrella sul cesso di tutta un'altra faccia della Ferrara che conta e lasciamo passare un filo d'aria flatulente come manco le scureggae di Angelino Alfaro Vitali quando gli dava fuoco e stabiliva dei nuovi records.

Ich habe fertig, ma c’e n’est que un debut…